Dr. Massimo Tosti Balducci - Responsabile delle Attività Diagnostiche Ambulatoriali Unità Operativa di Medicina Nucleare dell'Azienda Sanitaria 9 di Grosseto
Il Dr. Massimo Tosti Balducci è il responsabile delle Attività Diagnostiche Ambulatoriali Unità Operativa di Medicina Nucleare dell'Azienda Sanitaria 9 di Grosseto e collabora con Legambiente Solidarietà quale consulente scientifico per il Progetto Cernobyl. Insieme al Prof. Cesare Carani, responsabile Servizio di Endocrinologia dell'Azienda Ospedaliera Policlinico
di Modena, ha curato lo studio dei dati epidemiologici raccolti dall'attività dell'Ambulatorio Mobile.
Un Ambulatorio Mobile per la diagnosi delle patologie tiroidee
A seguito dell'esplosione del reattore della centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina e dell'incendio che ne seguì, venne liberata nell'atmosfera una enorme quantità di radioattività rappresentata in larga parte da radioisotopi dello iodio. La nube radioattiva investì progressivamente la Bielorussia, la Russia e successivamente molti paesi dell' Europa occidentale, con una distribuzione erratica determinata dai venti e dalle precipitazioni atmosferiche dei giorni seguenti. La tiroide, che nei suoi meccanismi fisiologici usa lo iodio per formare gli ormoni tiroidei, è stata l'organo che ha accumulato maggiormente i radioisotopi dello iodio assunti con i cibi contaminati e ciò anche a causa dell'inadeguato apporto iodico alimentare; lo iodio radioattivo liberato, essendo del tutto simile nella costituzione chimica allo iodio stabile normalmente presente in natura, venne infatti avidamente captato dalle tiroidi delle popolazioni iodocarenti esposte al fall-out.
A seguito della dose di radioattività assorbita dalla tiroide (in maggior misura quelle dei bambini) si è verificata la comparsa di una serie di patologie a carico di questo organo, principalmente rappresentate da tumori maligni, trasformando una patologia a rarissima incidenza (0.04 casi/anno su 100.000 bambini prima del 1986) in una condizione patologica assai più frequente (0.45 casi anno su 100.000 bambini).
A tuttoggi il cancro della tiroide nei cosiddetti "bambini di Chernobyl" rappresenta la conseguenza più grave determinata dell'incidente del 1986.
Dopo una fase iniziale di grande fervore scientifico nei confronti di questo fenomeno che rimane senza precedenti su una scala così vasta, con il passare degli anni l'interesse della comunità internazionale è andato progressivamente riducendosi, rimanendo solo il sostegno assistenziale di sempre più esigue associazioni di volontariato con una riduzione della attenzione nei confronti di questo problema che pur tuttavia resta presente soprattutto in aree particolarmente disagiate della Bielorussia.
Da questa considerazione iniziale è nato il progetto e la successiva realizzazione dell' Ambulatorio Mobile per lo studio epidemiologico e la diagnosi delle malattie della tiroide nella provincia di Luninets, una fra le più colpite e tuttavia meno studiate della regione.
In un periodo compreso fra Maggio 2002 ed Ottobre 2005 l'ambulatorio, gestito da personale sanitario bielorusso formato da un medico endocrinologo, un'infermiera professionale ed un autista, ha permesso di eseguire oltre 14.000 fra valutazioni cliniche e ecografiche e più di 400 esami citologici mediante agoaspirazioni ecoguidate, operando direttamente sul territorio. Si riporta di seguito la tabella riepilogativa dei dati raccolti, suddivisa per classi di età dei pazienti sottoposti ad ecografia tiroidea: dai dati riportati in tabella si evince che oltre il 40% dei soggetti esaminati presenta una patologia tiroidea di varia gravità, dal gozzo diffuso semplice (20,58%), al gozzo nodulare (14,41%), alle tiroiditi autoimmuni (3,51%) alle neoplasie (0,82%). Ciò è in accordo con i dati già rilevati in precedenti studi effettuati in altre aree della Bielorussia con una elevata prevalenza di cancro della tiroide nel gruppo di persone che nel 1986 aveva un'età compresa fra 0 e 5 anni e che aveva ricevuto una maggiore quantità di radiazioni in rapporto alle dimensioni della ghiandola (circa 7 casi su 100.000). Com'è logico attendersi, con il progredire dell'età, il numero di carcinomi tiroidei rilevato nello studio è maggiore.
