Dr. Valter Turchi - Unità Pediatrica del Distretto di Carpi dell'AUSL di Modena
Il dottor Valter Turchi dell' Unità Pediatrica del Distretto di Carpi dell'AUSL di Modena, consulente pediatrico dell'Associazione Progetto Chernobyl di Legambiente Solidarietà di Carpi-Novi-Soliera, ha contribuito a porre la prima pietra al progetto Ambulatorio Mobile. Riportiamo ampi stralci della relazione redatta dal dott. Turchi nel settembre del 1998, data da cui prese avvio il lavoro che portò alla consegna dell'unità mobile all'Ospedale di Luninets nel mese di maggio del 2002.
Ambulatorio Mobile. Idee per un progetto
I due recenti viaggi in Bielorussia, rispettivamente nella primavera del 1997 e nel 1998, che ho effettuato per prendere visione della situazione sanitaria delle zone contaminate dalla nube radioattiva di Chernobyl, mi hanno convinto a rivedere l'effettiva utilità di un progetto che preveda esclusivamente il potenziamento delle strutture specialistiche esistenti senza tener conto di altri fattori importanti legati alla situazione locale complessiva.
In pratica, se l'obiettivo del progetto é l'estensione dell'attività di screeenig delle patologie della tiroide a tutta la popolazione pediatrica di quella regione, risulta elemento determinante la possibilità che tutta la popolazione di riferimento possa accedere al servizio offerto.
La distribuzione della popolazione sul territorio é connotata dalla presenza di alcuni centri principali e da una grande rete di villaggi in una area relativamente vasta, con difficoltà di comunicazione e trasporti.
Potenziare i centri specialistici presenti nei centri principali vuol dire di fatto privilegiare alcuni bambini rispetto ad altri, significa trascurare popolazioni pediatriche decentrate che evidenziano concrete difficoltà ad accedere agli ambulatori delle città. Da queste prime considerazioni nasce l'idea della offerta di un servizio di screening e diagnosi precoce delle malattie della tiroide presso le piccole comunità sparse nel vasto territorio contaminato. Per poter centrare appieno l'obiettivo potrebbe rivelarsi determinante portare i controlli e gli screening necessari direttamente nei villaggi che spesso non sono dotati neppure dei servizi sanitari essenziali. Analizzata la situazione con gli elementi a disposizione, si possono mettere in piedi due ipotesi:
- attivare localmente, nei villaggi o in gruppi di villaggi, ambulatori attrezzati (strumentazione e personale);
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realizzare un ambulatorio mobile attrezzato (strumentazione e personale) che raggiunga capillarmente ogni zona abitata.
Credo che la prima ipotesi possa essere scartata per difficoltà e vincoli che ritengo insormontabili; in primo luogo perchè non esistono localmente ambulatori dotati di caratteristiche idonee e quindi bisognerebbe pensare alla ristrutturazione e manutenzione, secondo perchè la gestione delle attrezzature e del personale, soprattutto in quelle zone, potrebbe rivelarsi molto difficoltosa e comunque incontrollabile. Non bisogna sottovalutare infatti i rischi di un insuccesso dovuto ad elementi di ingovernabilità del progetto e in questo caso, a mio parere, in questa prima ipotesi, il rischio é elevato.L'idea di un ambulatorio mobile non é certo una novità in campo sanitario, basta ricordare la campagna italiana contro la tubercolosi nel dopoguerra, campagna che ha portato in ogni piazza e in ogni scuola italiana un mezzo attrezzato con apparecchio per la radiografia del torace. In Bielorussia la situazione per alcuni versi é simile, come simile é l'attività di screening da effettuare. Se a questa esperienza provata sul campo aggiungiamo i progressi tecnologici di questi ultimi anni, credo che l'ipotesi di un ambulatorio mobile attrezzato abbia le carte in regola per concretizzarsi. Sarebbe quindi opportuno avviare uno studio di fattibilità che comprendesse in ogni dettaglio le caratteristiche del mezzo per quelle zone e quella viabilità, la strumentazione di bordo necessaria, il personale da impiegare e l'impatto organizzativo che può comportare la gestione di un ambulatorio mobile a più di 1.000 km di distanza. Come strumentazione tecnica si dovrebbe dotare l'ambulatorio mobile con un ecografo portatile, un computer portatile, un rivelatore di radioattività, lettino da visita per una visita completa e, in caso di necessità, di poter eseguire un ago aspirato della tiroide per successivi controlli laboratoristici e per questa ultima operazione, di alto
valore diagnostico, dotarsi di frigorifero idoneo e microscopio nonchè di tutta la strumentazione per il fissaggio del preparato. Come si può evincere, due sono le finalità di una simile strumentazione: da un lato una diagnosi precoce, dall'altro la raccolta di dati sul campo, utili a monitorare l'intervento stesso.
Data per scontata l'implementazione delle attrezzature, rimane da valutare attentamente la dotazione
del personale necessario che se in via di ipotesi rappresenta per ora una incognita del progetto,altrettanto vero é che essa si identifica con il vero motore del progetto. Nasce da se che risulta indispensabile prevedere un addestramento di personale tecnico del luogo. La soluzione ottimale dovrebbe essere rappresentata da una cooperazione culturale tra specialisti italiani e bielorussi. Ciò renderebbe più solido il progetto determinando una partecipazione diretta agli obiettivi comuni. Dopo queste prime riflessioni certamente da perfezionare e riconsiderare alla luce anche di altre variabili (possibilità economiche iniziali, previsione di costi di manutenzione ecc..), personalmente credo che, pur nelle difficoltà soprattutto gestionali, che rappresenteranno il vero banco di prova, il progetto possa portare a risultati concreti e che l'Ambulatorio Mobile rappresenti quell'intervento capillare sul territorio in grado di fornire un aiuto tangibile per i bambini che vivono in zone dimenticate.
