CHERNOBYL, LA CENTRALE DELLA MORTE
Le condizioni della Centrale Nucleare di Cernobyl sono molto gravi e costituiscono una enorme fonte di pericolo: le strutture che reggono il sarcofago che protegge il reattore esploso stanno subendo un costante e veloce processo di corrosione addebitato dagli esperti alle alte temperature, all’umidità, agli effetti delle radiazioni. Intanto il materiale radioattivo penetra nel terreno, a livello di 8-10 m, corrompendo le strutture di sostegno e inquinando le falde acquifere. Recenti studi hanno confermato che la struttura del sarcofago che ricopre il quarto reattore, quello esploso, durerà nella migliore delle ipotesi per altri dieci anni ed ancora non è stato fatto niente per la sua messa in sicurezza.
Recentemente sono finalmente iniziati i lavori di sistemazione del sarcofago, che serviranno almeno a tamponare l’emergenza.
IL NUCLEARE OLTRE CHERNOBYL
Chernobyl è un punto di partenza dal quale approfondire il tema del nucleare nel mondo e soprattutto nei paesi dell’Est dove esistono ancora numerosi reattori dello stesso tipo della centrale ucraina che non hanno quindi standard di sicurezza occidentali. La situazione è ancora più grave in questi giorni in cui si è annunciato l’ingresso in Unione Europea di 10 Paesi tra cui diversi dell’Europa orientale. Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia, Lituania si accingono a entrare in Europa pur avendo ancora in funzione numerosi impianti nucleari di vecchia fabbricazione sovietica che presentano gli stessi rischi di Chernobyl. Una delle condizioni per accedere all’UE era proprio la chiusura delle centrali ritenute pericolose, chiusura che viene continuamente rimandata. Un esempio su tutti: la centrale di Ignalina in Lituania pare sarà chiusa nel 2009, mentre le precedenti date di chiusura erano il 2002 e successivamente il 2005.
Il fatto di avere in Europa centrali che non rispettano gli standard di sicurezza occidentali potrebbe svincolare l’industria nucleare dal garantire o aumentare i propri standard di sicurezza.
Accanto a questo tipo di problemi c’è pure una grave situazione riguardante il terrorismo nucleare. Dopo i fatti dell’11 settembre, l’IAEA in un suo documento riconosceva che gli impianti nucleari vengono concepiti per resistere ad eventi sismici o atmosferici, ma non ad atti di guerra. Addirittura si diceva che diversi impianti nucleari non hanno guardie a protezione dei depositi di materiale utilizzabile per la costruzione di ordigni.
RITORNO AL NUCLEARE
In quest’ultimo anno stiamo assistendo ad un lento e sotterraneo ritorno al nucleare. Ad aprile il commissario UE all’energia parlava di necessità di ritorno al nucleare, in Finlandia dopo venti anni è stato approvato un progetto per la costruzione di un nuovo impianto nucleare, lo stesso governo italiano a più riprese ha approvato un documento in cui le industrie italiane potevano partecipare ad attività riguardanti produzioni nucleari in Europa orientale.
Tanti segnali dilazionati nel tempo che sono tornati alla ribalta con il vertice di Johannesburg e con il piano "Nuclear Power 2010" elaborato negli Stati Uniti per la costruzione di nuovi impianti entro la fine del decennio.
IL PROTOCOLLO DI KYOTO: GIUSTIFICAZIONE PER UN RITORNO AL NUCLEARE
Il ritorno al nucleare viene spesso motivato con la necessità di ridurre le emissioni secondo le indicazioni del protocollo di Kyoto. Ma di fatto questa motivazione viene utilizzata da tutti come un capro espiatorio per giustificare una ripresa indolore del nucleare. L’impegno di Legambiente è quindi teso ad informare principalmente sui falsi motivi che stanno riportando alla ribalta l’energia nucleare come soluzione ottimale alla riduzione dei gas serra ed allo stesso tempo a fornire strumenti per promuovere il risparmio energetico e le fonti alternative di energia.
LE INIZIATIVE DI LEGAMBIENTE SOLIDARIETA’ ALL’INTERNO DELLA CAMPAGNA CLIMA E POVERTA’ – UN MONDO DIVERSO E’ POSSIBILE. COME NASCE LA CAMPAGNA
Clima e povertà: un mondo diverso è possibile porta già nel titolo la volontà di cercare e trovare soluzioni alle emergenze ambientali del pianeta. Non si può pensare infatti di risolvere la questione delle emissioni di cui si pongono dei limiti nel Protocollo di Kyoto con l’alternativa nucleare. Si tratterebbe di una soluzione solo di facciata che di fatto nasconderebbe in sé ben altri rischi. Gli stessi, moltiplicati, di cui siamo a conoscenza e che riguardano la situazione attuale nel mondo (scorie, sicurezza). Per questo Legambiente si impegna nel dire che un mondo diverso è possibile, che esistono comunque alternative al nucleare ed in quest’ottica si inseriscono le iniziative legate al Progetto Chernobyl ed ai progetti di cooperazione decentrata.
Più in generale però Clima e povertà nasce dalla consapevolezza che il disagio sociale si intreccia con le drammatiche conseguenze di eventi catastrofici, in buona parte causati dai cambiamenti climatici. Per questa ragione il legame clima/povertà è inscindibile, e per questo Legambiente Solidarietà si sta impegnando per promuovere interventi rivolti proprio alle popolazioni vittime di disastri ambientali.
LE CONSEGUENZE DEL MODELLO ENERGETICO DOMINANTE
Gran parte della responsabilità per il progressivo riscaldamento del nostro pianeta va addebitata al modello energetico dominante e al Nord del mondo: l’80% delle emissioni di anidride carbonica, il principale “gas serra”, proviene dalla combustione del carbone, del petrolio e del metano, dunque dall’attività delle centrali termoelettriche, dai fumi delle industrie, dagli scarichi delle automobili, mentre oltre metà delle emissioni totali è concentrata nei Paesi industrializzati dove vive appena il 20% della popolazione mondiale. Se le emissioni dei “gas serra” proseguiranno ai ritmi attuali, dovremo attenderci nei prossimi decenni un riscaldamento globale del pianeta compreso tra 1 e 3,5°C. Le conseguenze di questo aumento della temperatura sarebbero catastrofiche. Esso provocherebbe il parziale scioglimento dei ghiacci e un’espansione termica degli oceani, con un innalzamento prevedibile del livello dei mari di 15-95 centimetri, l’avanzata dei deserti e delle zone aride fino a molte regioni oggi temperate, un’intensificazione e una maggiore estensione di eventi meteorologici estremi come alluvioni, inondazioni, cicloni tropicali, un incremento dell’incidenza di molte malattie caratteristiche dei climi tropicali, l’accelerazione dei ritmi di estinzione delle specie vegetali e animali. Secondo molti scienziati, i mutamenti climatici sono già una drammatica realtà. Una realtà che colpisce a tutte le latitudini e senza badare alle frontiere o alla dimensione del Pil, ma che indiscutibilmente determina le conseguenze più pesanti nei Paesi poveri. Non sembra infine che il piano di implementazione post Johannesburg fornisca purtroppo criteri risolutivi rispetto all’attuale modello energetico.
IL FUTURO DI LEGAMBIENTE SOLIDARIETA’
Il futuro di Legambiente Solidarietà non può che essere fortemente legato allo sviluppo di nuove strategie di intervento sia nell’area dei paesi colpiti dalla catastrofe di Chernobyl che in altre aree del pianeta. È fondamentale infatti qualificare sempre di più il nostro modello di intervento nei confronti delle popolazioni contaminate fortemente dall’incidente nucleare del 26 aprile 1986. Questo può essere realizzato sia attraverso l’accoglienza in Italia dei minori che, soprattutto, tramite lo sviluppo di progetti in loco che sostengano concretamente le popolazioni residenti e che, attraverso percorsi di vera e propria cooperazione decentrata, diano ad esse la possibilità di realizzare modelli di vita alternativi rispetto a quelli attuali o, quantomeno, atti a ridurre la gravissima condizione di rischio. Inoltre è prioritario realizzare una serie di iniziative, progetti, interventi mirati anche in altre aree del pianeta inserendosi sempre di più all’interno del contesto della campagna Clima e povertà ed intervenendo sia in situazioni di emergenza che laddove il disagio sociale sia fortemente connesso con le questioni ambientali. Legambiente Solidarietà ha già realizzato alcuni progetti in Kossovo, Mozambico, Afghanistan, Amazzonia nell’ottica dell’emergenza e del supporto straordinario.
Il futuro è rappresentato da un impegno concreto in diverse aree del pianeta nelle quali siamo già presenti con progetti in itinere e relazioni con associazioni ed istituzioni locali (oltre all’Europa dell’Est, l’area mediterranea, l’Africa e l’America Latina) che diano sempre più senso alla nostra attività e dimostrino a noi stessi ed alle popolazioni interessate che un mondo diverso, più giusto, più equo e più civile, è possibile.