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Lo sviluppo di nuove strategie
Angelo Gentili
Coordinatore Nazionale di Legambiente Solidarietà

LEGAMBIENTE SOLIDARIETA’
Dal 1994 è attiva all’interno di Legambiente una sezione che si occupa di interventi specifici in situazioni dove il danno ambientale si intreccia con il disagio sociale. Si tratta di iniziative di aiuto a popolazioni vittime di disastri ambientali, con un’attenzione prioritaria alla tutela dei diritti dell’infanzia.

COSA E’ IL PROGETTO CHERNOBYL E COME SI ARTICOLA
La campagna più significativa in atto è il PROGETTO CHERNOBYL, un’iniziativa di aiuto all’infanzia e alle popolazioni delle zone di Ucraina, Russia e Bielorussia colpite dal disastro nucleare del 1986. Nel corso di nove anni, dal 1994 a oggi, oltre 20.000 bambini e bambine di Chernobyl (dai 7 ai 12 anni) sono stati ospitati in Italia per soggiorni terapeutici di un mese, sono stati effettuati numerosi viaggi umanitari per la consegna di medicinali e attrezzature sanitarie agli ospedali delle zone colpite, sono stati attivati specifici progetti di cooperazione decentrata con alcune tra le aree più contaminate.
In particolare il progetto si articola in:
-    accoglienza estiva dei bambini provenienti dalle zone contaminate di Russia, Bielorussia e Ucraina per soggiorni terapeutici di un mese.
-    progetti di cooperazione internazionale quali il Progetto Humus, per lo sviluppo della produzione in loco di alimenti non contaminati, e l’Ambulatorio Mobile
-    attività di sensibilizzazione sul caso “chernobyl” attraverso campagne informative, il mensile “Festambiente news”, mostre ed esposizioni, l’ultima delle quali (una mostra di pittura) è stata realizzata a Kiev all’interno del Museo Nazionale di Chernobyl il 26 aprile 2002, in occasione dell’anniversario della tragedia.

OBIETTIVI DEL PROGETTO CHERNOBYL
Il Progetto Chernobyl ha scelto di occuparsi prioritariamente di bambini, non soltanto perché vengono individuati come i primi soggetti a rischio, per i danni provocati da isotopi radioattivi, ma soprattutto perché il nostro impegno ambientalista di salvaguardia e protezione, è teso al futuro.
Scegliere di aiutare esclusivamente i bambini residenti nelle zone contaminate è una scelta molto importante, ma come spesso accade in cooperazione internazionale aiutare i più bisognosi presenta molti ostacoli. Anche non perpetrare meccanicamente l’ospitalità sempre per gli stessi soggetti, ma operare al fine di immettere nel circuito degli aiuti umanitari bambini mai stati all’estero, rappresenta per noi un obiettivo prioritario perché buona parte dei bambini che abitano nelle zone più contaminate non hanno avuto la possibilità di un soggiorno terapeutico.

PUNTI SPECIFICI DEL PROGETTO DI OSPITALITA’
- Profilo scientifico: sulla scorta di una mappatura delle aree contaminate effettuata nei precedenti anni, la Legambiente orienta la selezione dei bambini ospitati, esclusivamente verso quei minori provenienti dalle zone rurali dove l’alimentazione è basata quasi esclusivamente sulle colture del luogo e costituisce la maggiore fonte di contaminazione. Aiutiamo quindi i bambini che presentano oggettivi indici di rischio e la cui permanenza in zone depresse e altamente contaminate configura un’alta necessità di intervento. I criteri di selezione vengono verificati grazie ad un programma sanitario che consente di segnalare alle autorità locali i soggetti maggiormente a rischio. Inoltre l’alimentazione basata su una dieta con cibo non radioattivo in un mese di ospitalità permette ai bambini di perdere, secondo i dati dell’ENEA, fino al 50% del Cesio 137 assorbito, il radionuclide più presente nell’organismo legato all’alimentazione con cibo radioattivo.
- Profilo psico-pedagogico: I bambini sono considerati semplici ospiti e non viene incentivato un rapporto di continuità tra singole famiglie e bambini. Non va dimenticato infatti che l’intervento si ispira ad un criterio di temporaneo supporto e che va rispettata l’identità familiare e nazionale di origine del bambino. In alcun modo un intervento di questo tipo può essere inteso come un affidamento o un’adozione. L’organizzazione di un programma collettivo, garantisce la normale socializzazione tra il gruppo dei bambini che parlano la medesima lingua ed un calibrato inserimento in un contesto di vita estraneo e nuovo.
- Profilo istituzionale: Legambiente collabora con i rappresentanti governativi, i Ministeri dell’Educazione e della Sanità, le municipalità dei Paesi di provenienza dei bambini. Per la parte italiana Legambiente, rispetta le indicazioni del Comitato per la Tutela dei Minori Stranieri che opera all’interno del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dell’Ambasciata Italiana a Minsk, ed opera in osservanza della normativa regolamentante i minori in Italia.
- Profilo politico: Legambiente è convinta  che la solidarietà nei confronti dei bambini vittime dell’incidente di Chernobyl e residenti nelle zone più contaminate sia molto importante come azione umanitaria ma perde di significato senza una risoluzione definitiva del problema Chernobyl. La chiusura della centrale avvenuta nel dicembre 2000 non deve far abbassare la guardia sulla situazione esistente nelle aree ad alta contaminazione né tantomeno significa aver messo definitivamente la parola “fine” sulla questione. Rimane il problema primario della messa in sicurezza della centrale che insieme a tutti gli altri impianti nucleari dell’est europeo rappresenta una bomba ad orologeria per l’intero pianeta.

I NUMERI DEL PROGETTO CHERNOBYL

ANNI DI ATTIVITÀ: 9
DATA DI INIZIO DEL PROGETTO: 1994
BAMBINI PORTATI IN ITALIA: Oltre 20.000 nel corso di nove anni di attività
ETA' DEI BAMBINI OSPITATI: I bambini ospitati hanno un'età compresa tra gli 7 ed i 12 anni.
NUMERO TOTALE BAMBINI OPERATI DI TUMORE TIROIDEO OSPITATI: 166
GRUPPI LOCALI COINVOLTI: 510
COORDINAMENTI REGIONALI: 9
FAMIGLIE COINVOLTE NELL’OSPITALITÀ: 15.256
SOSTENITORI DEL PROGETTO: 5.281
SIMPATIZZANTI PROGETTO CERNOBYL: 4.983
VOLONTARI COINVOLTI: 30.000

IL CONTESTO IN CUI OPERIAMO
Di tutti i paesi interessati dal fall out radioattivo, la Bielorussia è quello più colpito con oltre 2 milioni di abitanti coinvolti e 3.678 centri che rappresentano il 23% del territorio bielorusso.
Ma la situazione attuale dei paesi colpiti dall’incidente dal punto di vista sociale, economico e politico è gravissima: l’inflazione è in vertiginoso aumento, e conseguentemente aumentano sempre di più i prezzi di tutti i prodotti: in questo contesto la Bielorussia è uno dei paesi afflitti dalla crisi più grave. Gli stipendi medi di questo paese, già molto bassi, vengono spesso pagati con forti ritardi. La mancanza del carburante per il riscaldamento e per le auto è sempre più evidente ed il prezzo della benzina in continuo aumento. Ad aggravare un quadro già drammatico si aggiunge la disoccupazione, legata alla chiusura delle grandi industrie e all’impossibilità di coltivare ufficialmente le vaste aree agricole (a causa della contaminazione). Dal punto di vista politico la crisi che ha investito la Russia si è propagata nelle altre repubbliche, politicamente ed economicamente collegate, ed i rischi di un rapido processo di instaurazione di regimi antidemocratici è molto vicino. Questa situazione di grande difficoltà sta determinando inoltre un aumento dell’abbandono dei minori in strutture, la disgregazione di molti nuclei familiari, l’aumento dell’alcolismo, di suicidi, degli avvelenamenti, delle patologie legate al sistema nervoso e degli squilibri psichici. E’ sempre più urgente e necessario da parte della Comunità Internazionale e dell’Unione Europea in primo luogo un intervento di sostegno ai paesi dell’Est, che attraversano un momento così difficile. Senza tale sostegno, da attuarsi secondo Legambiente non solo con aiuti umanitari e progetti di cooperazione internazionale, ma anche con accordi di collaborazione economica, la situazione è destinata a precipitare inesorabilmente senza possibilità di recupero almeno nel breve periodo. In questo quadro difficile e complesso i fondi statali destinati alle spese sanitarie e di supporto alle popolazioni che vivono nelle aree più contaminate stanno diminuendo di anno in anno.

>> Percentuale delle spese per Cernobyl nel bilancio nazionale in Bielorussia (1992-2000)

Anno % bilancio nazionale
1992 19,9
1993 16,1
1994 10,1
1995 11,5
1996 10,9
1997 9,9
1998 8,9
1999 8,1
2000 6,4
2001 5,3

Fonte: Le conseguenze umane dell’incidente di Cernobyl, UNDP-UNICEF 2002


LE AREE CONTAMINATE
La situazione delle zone di Russia, Bielorussia e Ucraina contaminate dall’incidente del 1986 è sempre più  precaria; circa 5 milioni di persone abitano ancora oggi nell’area dove sono presenti i radionuclidi fuoriusciti a seguito dell’incidente. Le terre delle zone contaminate vengono regolarmente coltivate e la popolazione, date le difficoltà derivate dalla crisi economica, nonostante sia cosciente dei rischi a cui va incontro, si ciba costantemente di animali, prodotti della terra e dei boschi.
Non vengono effettuati sul cibo in numero sufficiente i controlli medico sanitari a carattere preventivo, a causa della scarsità dei mezzi e dei fondi a disposizione per tale scopo; in molte delle aree contaminate, in luogo dei 3 controlli all’anno previsti, ne viene realizzato uno soltanto o addirittura nessuno. Per quanto riguarda i bambini più piccoli, molto spesso l’infanzia (da 0 a 4 anni) non ancora scolarizzata resta totalmente fuori dal controllo, che viene realizzato con l’ausilio del sistema scolastico.
Come se ciò non bastasse stiamo entrando in una nuova fase negativa per le conseguenze di Chernobyl. Infatti, il plutonio 241 (uno degli elementi manifestatosi con lo scoppio della centrale), ha un tempo di dimezzamento pari a 14 anni e dimezzandosi si trasforma nell’americio 241, un elemento molto più pericoloso, perché a differenza del plutonio si diluisce molto di più nell’acqua e quindi si diffonde maggiormente nell’organismo. La situazione delle zone contaminate è sempre più  difficile dunque: milioni di persone abitano ancora oggi nell’area dove sono presenti i radionuclidi fuoriusciti a seguito dell’incidente. Chi ha potuto ha lasciato inesorabilmente le aree colpite, ma chi non aveva i mezzi e la possibilità è rimasto, ed è oggi vittima delle conseguenze della nube radioattiva. Anzi, assistiamo ad un ritorno massiccio delle famiglie evacuate in zone dove era stata decisa l’evacuazione: la mancanza di lavoro, gli alti costi delle abitazioni delle città meno colpite dall’incidente provocano una vera e propria emigrazione di massa verso i villaggi abbandonati, divenuti centri di raccolta per coloro che fuggono dalla miseria o dalle altre Repubbliche che hanno difficili situazioni economiche, sociali e politiche, se non addirittura da zone con conflitti (come nel caso della Cecenia).

>> La popolazione colpita dall’incidente di Chernobyl (al dic. 2000)

  Bielorussia Russia Ucraina Totale
Persone evacuate 1986/2000 24.000 3.400 91.000 118.400
Persone spostate in via cautelativa in altre zone 1991/2001 111.000 49.000 72.000 231.000
TOTALE 135.000 52.000 163.000 350.400

Fonte: Le conseguenze umane dell’incidente di Chernobyl, UNDP-UNICEF 2002

>> La popolazione colpita dall’incidente di Chernobyl (al dic. 2000)

  Bielorussia Russia Ucraina Totale
Persone spostate dalle zone contaminate 135.000 52.400 163.000 350.400*
Persone che vivono nelle zone contaminate 1.571.000 1.788.600 1.140.813 4.500.413
Liquidatori 1986/87 70.371 160.000 61.873 292.244
Liquidatori 1988/89 37.4439 40.000 488.963 566.402
Invalidi** 9.343 50.000 88.931 148.274
TOTALE 1.823153 2.091.000 3.189.477 7.130.630

*il dato comprende coloro che hanno deciso di spostarsi volontariamente
** le definizioni di “invalido” variano da paese a paese
Fonte: Le conseguenze umane dell’incidente di Chernobyl, UNDP-UNICEF 2002


SITUAZIONE SANITARIA
L’alimentazione basata su cibi fortemente radioattivi ha inevitabilmente minato il sistema immunitario della popolazione, causando un forte abbassamento delle difese dell’organismo ed aprendo le porte ad un progressivo ed inesorabile aumento di numerose patologie: da quelle legate all’apparato respiratorio, all’apparato digerente, al sistema cardiaco. E’ stato inoltre riscontrato un aumento in percentuale di tutte forme tumorali  ed in particolare dei tumori tiroidei. Per quest’ultimo esiste una correlazione ormai scientificamente dimostrata con l’incidente. Il cancro tiroideo è particolarmente aggressivo: basti pensare che un tumore di soli 4 mm può già provocare metastasi ai polmoni. I soggetti più colpiti da questa patologia sono i giovani dai 13 ai 30 anni. Gli ospedali delle città più grandi ricevono dallo Stato medicinali e attrezzature che coprono dal 30 al 50% del reale fabbisogno, l’altra parte viene occasionalmente fornita dagli aiuti umanitari. Gli ospedali delle zone periferiche più contaminate vivono una situazione ancor più precaria, in quanto attendono gli aiuti umanitari quasi quale unica fornitura. Questo ci da’ il quadro della situazione di difficoltà che gli ospedali vivono in termini di fabbisogno di medicinali ed altre attrezzature sanitarie; ciò provoca l’impossibilità dei centri stessi di intervenire per una corretta diagnostica e per una cura efficace.

Grafico


I PROGETTI DI COOPERAZIONE E SOSTEGNO DI LEGAMBIENTE SOLIDARIETA’ NELLE AREE COLPITE DALL’INCIDENTE DI CHERNOBYL
Nel corso di questi anni sono stati realizzati numerosi progetti tesi principalmente a sopperire alla mancanza di farmaci ed attrezzature sanitarie in Russia, Bielorussia ed Ucraina. Progetti consistenti (Humus e Ambulatorio mobile) e più piccoli messi in atto dalle municipalità italiane e dai circoli con i centri delle zone colpite dalla contaminazione. Le missioni umanitarie di questi anni hanno portato alla consegna di attrezzature, farmaci per un valore di oltre 2 miliardi di lire.  
L’ultimo viaggio si è svolto a maggio scorso ed ha interessato alcune  delle aree a rischio individuate nel corso di precedenti missioni realizzate da Legambiente nelle aree contaminate. Assieme al carico è stato consegnato anche l’ambulatorio mobile, un vero e proprio ambulatorio realizzato grazie alla collaborazione tra Legambiente Solidarietà, numerosi circoli dell’associazione e molti Enti Locali con in testa la Regione Emilia Romagna, che ha già iniziato la fase  di monitoraggio sullo stato di salute degli abitanti della provincia di Luninec, zona ad alta contaminazione radioattiva in cui spesso mancano anche i controlli sanitari di base sulla popolazione.
Buona parte dei medicinali e delle attrezzature sanitarie sono state destinate proprio agli ospedali di quest’area come supporto al progetto dell’ambulatorio, mentre altri sono stati consegnati agli ospedali di Gomel, Vetka e Cecersk.

INTERVENTI MESSI IN ATTO IN BIELORUSSIA
Legambiente nel corso delle sue missioni umanitarie ha stretto contatti con le municipalità e con gli ospedali della Bielorussia per rispondere in modo puntuale alle esigenze delle varie aree interessate dall’incidente di Chernobyl.
Si sono create delle importanti sinergie tra i gruppi regionali che hanno saputo rispondere alle richieste avanzate dai partner esteri. In particolare sono in atto progetti nelle aree di Luninec, Cecersk, Buda Kosceleva, Vetka, Braghin, Chausy che sono seguiti dai coordinamenti lombardo, emiliano, veneto, piemontese, toscano di Legambiente Solidarietà.  

INTERVENTI MESSI IN ATTO IN RUSSIA ED UCRAINA
Alcuni progetti di supporto si stanno realizzando per portare aiuti nella zona di Novosybkov in Russia e di Ovruch in Ucraina.


CHERNOBYL, LA CENTRALE DELLA MORTE
Le condizioni della Centrale Nucleare di Cernobyl sono molto gravi e costituiscono una enorme fonte di pericolo: le strutture che reggono il sarcofago che protegge il reattore esploso stanno subendo un costante e veloce processo di corrosione addebitato dagli esperti alle alte temperature, all’umidità, agli effetti delle radiazioni. Intanto il materiale radioattivo penetra nel terreno, a livello di 8-10 m, corrompendo le strutture di sostegno e inquinando le falde acquifere. Recenti studi hanno confermato che la struttura del sarcofago che ricopre il quarto reattore, quello esploso, durerà nella migliore delle ipotesi per altri dieci anni ed ancora non è stato fatto niente per la sua messa in sicurezza.
Recentemente sono finalmente iniziati i lavori di sistemazione del sarcofago, che serviranno almeno a tamponare l’emergenza.

IL NUCLEARE OLTRE CHERNOBYL
Chernobyl è un punto di partenza dal quale approfondire il tema del nucleare nel mondo e soprattutto nei paesi dell’Est dove esistono ancora numerosi reattori dello stesso tipo della centrale ucraina che non hanno quindi standard di sicurezza occidentali. La situazione è ancora più grave in questi giorni in cui si è annunciato l’ingresso in Unione Europea di 10 Paesi tra cui diversi dell’Europa orientale. Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia, Lituania si accingono a entrare in Europa pur avendo ancora in funzione numerosi impianti nucleari di vecchia fabbricazione sovietica che presentano gli stessi rischi di Chernobyl. Una delle condizioni per accedere all’UE era proprio la chiusura delle centrali ritenute pericolose, chiusura che viene continuamente rimandata. Un esempio su tutti: la centrale di Ignalina in Lituania pare sarà chiusa nel 2009, mentre le precedenti date di chiusura erano il 2002 e successivamente il 2005.
Il fatto di avere in Europa centrali che non rispettano gli standard di sicurezza occidentali potrebbe svincolare l’industria nucleare dal garantire o aumentare i propri standard di sicurezza.
Accanto a questo tipo di problemi c’è pure una grave situazione riguardante il terrorismo nucleare. Dopo i fatti dell’11 settembre, l’IAEA in un suo documento riconosceva che gli impianti nucleari vengono concepiti per resistere ad eventi sismici o atmosferici, ma non ad atti di guerra. Addirittura si diceva che diversi impianti nucleari non hanno guardie a protezione dei depositi di materiale utilizzabile per la costruzione di ordigni.

RITORNO AL NUCLEARE
In quest’ultimo anno stiamo assistendo ad un lento e sotterraneo ritorno al nucleare. Ad aprile il commissario UE all’energia parlava di necessità di ritorno al nucleare, in Finlandia dopo venti anni è stato approvato un progetto per la costruzione di un nuovo impianto nucleare, lo stesso governo italiano a più riprese ha approvato un documento in cui le industrie italiane potevano partecipare ad attività riguardanti produzioni nucleari in Europa orientale.
Tanti segnali dilazionati nel tempo che sono tornati alla ribalta con il vertice di Johannesburg e  con il piano "Nuclear Power 2010" elaborato negli Stati Uniti per la costruzione di nuovi impianti entro la fine del decennio.

IL PROTOCOLLO DI KYOTO: GIUSTIFICAZIONE PER UN RITORNO AL NUCLEARE
Il ritorno al nucleare viene spesso motivato con la necessità di ridurre le emissioni secondo le indicazioni del protocollo di Kyoto. Ma di fatto questa motivazione viene utilizzata da tutti come un capro espiatorio per giustificare una ripresa indolore del nucleare. L’impegno di Legambiente è quindi teso ad informare principalmente sui falsi motivi che stanno riportando alla ribalta l’energia nucleare come soluzione ottimale alla riduzione dei gas serra ed allo stesso tempo a fornire strumenti per promuovere il risparmio energetico e le fonti alternative di energia.

LE INIZIATIVE DI LEGAMBIENTE SOLIDARIETA’ ALL’INTERNO DELLA CAMPAGNA CLIMA E POVERTA’ – UN MONDO DIVERSO E’ POSSIBILE.  COME NASCE LA CAMPAGNA                                    
Clima e povertà: un mondo diverso è possibile porta già nel titolo la volontà di cercare e trovare soluzioni alle emergenze ambientali del pianeta. Non si può pensare infatti di risolvere la questione delle emissioni di cui si pongono dei limiti nel Protocollo di Kyoto con l’alternativa nucleare. Si tratterebbe di una soluzione solo di facciata che di fatto nasconderebbe in sé ben altri rischi. Gli stessi, moltiplicati, di cui siamo a conoscenza e che riguardano la situazione attuale nel mondo (scorie, sicurezza). Per questo Legambiente si impegna nel dire che un mondo diverso è possibile, che esistono comunque alternative al nucleare ed in quest’ottica si inseriscono le iniziative legate al Progetto Chernobyl ed ai progetti di cooperazione decentrata.
Più in generale però Clima e povertà nasce dalla consapevolezza che il disagio sociale si intreccia con le drammatiche conseguenze di eventi catastrofici, in buona parte causati dai cambiamenti climatici. Per questa ragione il legame clima/povertà è inscindibile, e per questo Legambiente Solidarietà si sta impegnando per promuovere interventi rivolti proprio alle popolazioni vittime di disastri ambientali.

LE CONSEGUENZE DEL MODELLO ENERGETICO DOMINANTE
Gran parte della responsabilità per il progressivo riscaldamento del nostro pianeta va addebitata al modello energetico dominante e al Nord del mondo: l’80% delle emissioni di anidride carbonica, il principale “gas serra”, proviene dalla combustione del carbone, del petrolio e del metano, dunque dall’attività delle centrali termoelettriche, dai fumi delle industrie, dagli scarichi delle automobili, mentre oltre metà delle emissioni totali è concentrata nei Paesi industrializzati dove vive appena il 20% della popolazione mondiale. Se le emissioni dei “gas serra” proseguiranno ai ritmi attuali, dovremo attenderci nei prossimi decenni un riscaldamento globale del pianeta compreso tra 1 e 3,5°C. Le conseguenze di questo aumento della temperatura sarebbero catastrofiche. Esso provocherebbe il parziale scioglimento dei ghiacci e un’espansione termica degli oceani, con un innalzamento prevedibile del livello dei mari di 15-95 centimetri, l’avanzata dei deserti e delle zone aride fino a molte regioni oggi temperate, un’intensificazione e una maggiore estensione di eventi meteorologici estremi come alluvioni, inondazioni, cicloni tropicali, un incremento dell’incidenza di molte malattie caratteristiche dei climi tropicali, l’accelerazione dei ritmi di estinzione delle specie vegetali e animali. Secondo molti scienziati, i mutamenti climatici sono già una drammatica realtà. Una realtà che colpisce a tutte le latitudini e senza badare alle frontiere o alla dimensione del Pil, ma che indiscutibilmente determina le conseguenze più pesanti nei Paesi poveri. Non sembra infine che il piano di implementazione post Johannesburg fornisca purtroppo criteri risolutivi rispetto all’attuale modello energetico.

IL FUTURO DI LEGAMBIENTE SOLIDARIETA’
Il futuro di Legambiente Solidarietà non può che essere fortemente legato allo sviluppo di nuove strategie di intervento sia nell’area dei paesi colpiti dalla catastrofe di Chernobyl che in altre aree del pianeta. È fondamentale infatti qualificare sempre di più il nostro modello di intervento nei confronti delle popolazioni contaminate fortemente dall’incidente nucleare del 26 aprile 1986. Questo può essere realizzato sia attraverso l’accoglienza in Italia dei minori che, soprattutto, tramite lo sviluppo di progetti in loco che sostengano concretamente le popolazioni residenti e che, attraverso percorsi di vera e propria cooperazione decentrata, diano ad esse la possibilità di realizzare modelli di vita alternativi rispetto a quelli attuali o, quantomeno, atti a ridurre la gravissima condizione di rischio. Inoltre è prioritario realizzare una serie di iniziative, progetti, interventi mirati anche in altre aree del pianeta inserendosi sempre di più all’interno del contesto della campagna Clima e povertà ed intervenendo sia in situazioni di emergenza che laddove il disagio sociale sia fortemente connesso con le questioni ambientali. Legambiente Solidarietà ha già realizzato alcuni progetti in Kossovo, Mozambico, Afghanistan, Amazzonia nell’ottica dell’emergenza e del supporto straordinario.
Il futuro è rappresentato da un impegno concreto in diverse aree del pianeta nelle quali siamo già presenti con progetti in itinere e relazioni con associazioni ed istituzioni locali (oltre all’Europa dell’Est, l’area mediterranea, l’Africa e l’America Latina) che diano sempre più senso alla nostra attività e dimostrino a noi stessi ed alle popolazioni interessate che un mondo diverso, più giusto, più equo e più civile, è possibile.

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