Leggi il resoconto del Progetto per l'anno 2015

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Siamo oramai prossimi al trentesimo anniversario della tragedia nucleare di Chernobyl.
Trascorso questo momento di testimonianza e ricordo, che coinciderà tra l’altro con il completamento del nuovo sarcofago, edificato sopra ciò che resta del 4° reattore della Centrale di Chernobyl, è molto probabile che sulle conseguenze ambientali e sociali del più grave incidente nucleare civile del pianeta cali non solo il silenzio, ma anche il sipario. Il silenzio, che da trent’anni pervade la “zona morta” dei 30 chilometri, ha ormai da tempo raggiunto tutta quella parte dell’ex Unione Sovietica colpita più o meno pesantemente dalle conseguenze del fallout radioattivo, oltre che l’Europa, la Comunità e le Istituzioni internazionali.
E’ probabile che lo scorrere del tempo, che ci allontana sempre di più dal quel 26 aprile del 1986, contribuisca ad affievolire anno dopo anno, mese dopo mese, giorno dopo giorno, l’impegno e la dedizione delle tante organizzazioni del volontariato italiano e di altri Paesi, europei e non solo. Purtroppo, però, lo scorrere del tempo non affievolisce altrettanto consistentemente i livelli di contaminazione e i danni economici, sociali e ambientali causati da quel lontano disastro.
Se il silenzio davvero prevarrà, anche il mondo del volontariato, in questi anni impegnato in azioni e progetti nelle aree interessate dagli effetti del disastro, non potrà dirsi estraneo da alcune responsabilità, prima tra tutte quella di non avere mai fatta piena chiarezza sugli aspetti sociali e ambientali connessi e legati a Chernobyl. In particolare, la responsabilità di aver spesso strutturato interventi e progetti non chiari in termini di obiettivi e non puntuali rispetto alle strategie necessarie a realizzarli: tutto questo non ha aiutato, banalmente, a distinguere la causa dall’effetto, non ha permesso di canalizzare le forze, le risorse e, in conseguenza, l’attenzione verso le specificità e le particolarità di una tragedia senza paragoni, che come detto presentava  presenta ancora impatti sociali, psicologici e politici, oltre che ambientali, unici. L’azione nei confronti di minori istituzionalizzati richiedeva una progettazione specifica, che nulla doveva aver a che fare con l’accoglienza residenziale in Italia, in particolare quando questa si realizzava, come anche a tutt’oggi accade, anche all’interno di un contesto familiare. E ancora, non sempre l’accoglienza è stata indirizzata a bambini e ragazzi, di qualsiasi provenienza sociale, residenti nei territori contaminati: da qui le accoglienze generalizzate, spesso ripetute, che hanno tolto opportunità ad altri ragazzi i quali, per ragioni diverse, sono rimasti esclusi da soggiorni terapeutici all’estero. Non va inoltre dimenticato che questo “movimento umanitario” fatto di organizzazioni, d’istituzioni di numerosi Paesi impegnati nell’accoglienza, di volontari e di famiglie non è stato in grado di attivare una risposta effettiva ed efficace né da parte della Comunità internazionale né, tanto meno, da parte delle autorità dei tre Paesi coinvolti dalla tragedia nucleare: Bielorussia, Russia, Ucraiana. La costruzione di una centrale nucleare in Bielorussia è il paradigma più evidente della “negazione” di Chernobyl e delle responsabilità dell’uomo nella tragedia che il governo di questo Paese afferma attraverso quest’azione. E il silenzio - anche a livello internazionale - che avvolge questa iniziativa lo è ancora di più. Nonostante tutto, l’intervento umanitario è stato e sarà ancora un sostegno indispensabile per le popolazioni vittime della tragedia di Chernobyl, sia per l’azione singola concretamente sviluppata, sia per la manifestazione di vicinanza e di condivisione delle sofferenze che, ancora oggi, affliggono migliaia di persone. Con questo spirito e con i consueti presupposti Legambiente continuerà la sua azione a favore delle popolazioni residenti nei luoghi ancora contaminati della Bielorussia e, con il Progetto Rugiada, garantirà risanamento e accoglienza presso il Centro Speranza ai bambini e ai ragazzi anche per l’anno 2016.

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