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Categoria principale: Progetto Rugiada
Categoria: Report
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In questi anni, nell’ambito dei diversi progetti, abbiamo cercato di instaurare un dialogo con le popolazioni contaminate della Russia, dell’Ucraina e, soprattutto, della Bielorussia: il dialogo come base fondamentale per condividere obiettivi, strategie, modalità e, infine, dare concretezza a questo percorso comune attraverso i progetti che via via sono stati messi in atto.

Un dialogo e una relazione fatti di domande, di risposte, ma mai di verità assolute. Il dialogo può essere considerato un valore e uno strumento dei singoli per aprirsi agli altri, per uscire da quel luogo ritenuto sicuro e fittizio che sono le identità precostituite e viste come immutabili. Approcciarsi al dialogo significa uscire da quel luogo sicuro per aprirsi al possibile ed entrare in quell’ambito indefinito che sono gli interstizi tra una cultura e l’altra, uscire da confini sicuri per avventurarsi nella terra di nessuno, su quella soglia “dove si facilitano l’incontro, il contatto, la contaminazione”, che sono “il primo presagio dell’annullamento dei confini”. Non sempre siamo stati all’altezza della sfida nel costruire un rapporto paritario che, probabilmente, rischia di rimanere un obiettivo pressoché irraggiungibile, pur rimanendo tale. Nelle relazioni di aiuto, e in questo caso di solidarietà-cooperazione internazionale, spesso vengono a instaurarsi rapporti sbilanciati tra il “donatore” e il “beneficiario” e di questo occorre esserne, in ogni momento, consapevoli.
Nel dialogo messo in atto in questi vent’anni di attività, ci siamo adoperati per valorizzare, oltre alle nostre, anche le esperienze dei soggetti con i quali siamo entrati in relazione, ricercando e attivando una forte collaborazione e uno sforzo reciproco mirato all’effettiva reciproca comprensione, così da “generare il bisogno” di una visione condivisa su quegli aspetti sui quali, “insieme”, tendevamo a operare.
Il percorso di questi vent’anni di Legambiente Solidarietà ci ha portato a scelte anche difficili e sofferte, non prive di lacerazioni e perdite. Abbiamo cercato sempre di cogliere segnali e stimoli dai nostri partner e interlocutori bielorussi, tanto che alcuni dei progetti più significativi poggiano le loro fondamenta su questa metodologia, fondata sul dialogo e quindi sull’ascolto: il progetto dell’Ambulatorio mobile, il progetto con l’Ospedale di Gomel e il progetto Rugiada.
Occorre essere consci che, oltre al dialogo, nell’ambito della solidarietà e cooperazione internazionale occorrono risorse umane ed economiche, accompagnate da una forte azione politica.
Il fatto che oggi, in Bielorussia, si stia costruendo una nuova centrale nucleare non può lasciarci indifferenti e non mi riferisco solo ai Circoli impegnati in prima persona nelle attività del Progetto Chernobyl, ma a tutta la Legambiente nel suo complesso.
In questi due decenni di attività credo che ognuno di noi, impegnato in quest’ambito, abbia sentito forte il bisogno di comunità: vivere in comunità è un valore per ogni essere umano, anche se il fatto di essere parte di una comunità non annulla l’individualità. Anzi, è attraverso l’individualità che è possibile sviluppare e implementare quelle capacità, oggi più che mai necessarie in mondo sempre più globalizzato, di dialogare e costruire ponti con persone di culture diverse dalla propria: “la pace non è possibile senza comunità”. Questo indica a ognuno di noi che abbiamo una responsabilità comune nello sviluppo di una comunità e che per fare questo occorre essere consapevoli e attenti quando interagiamo con “l’altro”, senza negare o fuggire alle “possibilità di conflitto”. Parlare tra di noi e con gli altri di quanto accade in Bielorussia anche dal punto di vista delle scelte energetiche e, fondamentalmente e profondamente, politiche, richiede una grande capacità e una grande responsabilità di dialogare. Senza dimenticare che, in una logica socratica, il dialogo di per sé stesso è sempre “inconcludente”: non porta mai a termine ciò di cui si discute, non chiude, non definisce la verità una volta per tutte. La verità sempre rimessa in discussione.
Vorrei concludere questa mia breve introduzione al resoconto delle attività del Progetto Rugiada 2014 prendendo a prestito le parole dello psichiatra M. Scott Peck: “if we can resolve our conflict, then someday we will be able to live together in community.” This assumption is mistaken. Actually, “if we can live together in community, then someday we shall be able to resolve our conflicts.”

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