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Categoria principale: Progetto Rugiada
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Le ragioni del nostro intervento
L’infanzia al centro del nostro agire
di Roberto Rebecchi

 

La scorsa estate 97 bambini e ragazzi, provenienti dai villaggi contaminati delle province di Braghin, Dobrush e Droghicin, hanno trascorso un mese, circa, presso il Centro Nadiejda traendone benefici sia per l’abbattimento dei radionuclidi accumulati attraverso la catena alimentare, sia in termini di benessere psicofisico.
Ancora una volta il progetto è stato possibile grazie al lavoro e all’impegno dei Circoli Legambiente Solidarietà, a singoli donatori, istituzioni e aziende che hanno dimostrato fiducia nei confronti del nostro operato soprattutto attenzione per le popolazioni contaminate della Bielorussia.
Al lavoro della nostra Associazione si somma il contributo indispensabile e prezioso dei nostri partner bielorussi: l’Organizzazione Help per quanto riguarda l’individuazione dei gruppi dei bambini e la logistica per gli spostamenti dai luoghi di residenza al Centro e la Direzione del Centro Nadiejda che si occupa in modo attento dell’accoglienza dei bambini e ragazzi all’interno della struttura.
Il tema del soggiorno, così come avviene ogni anno, proposto e accolto con entusiasmo dai bambini e ragazzi durante il periodo del loro soggiorno al Centro è stato improntato sull’ecologia e il rispetto dell’ambiente, tema che si è sviluppato attraverso attività di riciclo dei rifiuti, risparmio energetico, alimentazione corretta ed equilibrata.
All’interno del Centro i bambini e ragazzi trovano persone attente ai loro bisogni, alle loro necessità e, durante i giorni trascorsi al Centro Nadiejda essi sono sottoposti a visite e cure sanitarie, ogni giorno trovano sulle tavole della mensa alimenti “puliti”, senza trascurare la possibilità di utilizzare spazi di gioco e laboratori per attività educative e vivere, grazie a questo contesto, momenti di socializzazione tra loro e con gli adulti operatori del Centro, dando vita a importanti relazioni e interazioni.
L’obiettivo è quello di mettere al centro del nostro intervento i bambini, non come oggetto del nostro agire, ma come soggetti in grado, essi stessi, con il supporto e il sostegno degli adulti, di costruire il loro benessere, riconoscendo a loro il ruolo di protagonisti e attori del progetto.
Per rendere possibile un approccio e una metodologia di questo tipo è necessario considerare i bambini come soggetti capaci e consapevoli di leggere la realtà che essi vivono quotidianamente e, per questo, essi vanno coinvolti in prima persona in tutte le fasi del progetto di risanamento: le peculiarità del Centro Nadiejda, così come le competenze degli operatori, rendono tutto questo, per certi aspetti, già in atto.
Di certo non è un percorso facile, richiede da parte di noi adulti la capacità, ma soprattutto la volontà di guardare e di relazionarci con l’infanzia non con l’idea di vedere in loro futuri cittadini di domani, ma considerarli già oggi cittadini e soggetti a cui spetta il diritto di partecipare alle decisioni e alle scelte che li riguardano.
A questo proposito, e a conclusione di questa breve introduzione al resoconto del Progetto Rugiada 2012, vorrei utilizzare le parole di Andrea Canevaro che ben possono rappresentare un stimolo e una linea di lavoro sulla quale improntare il nostro impegno anche per i prossimi anni: “Se però pensiamo di proporci come i protettori, lo scudo umano che protegge dagli stress, è assolutamente fuori discussione che abbiamo già perso. Mettere invece in moto un’educazione alla resilienza, cioè alla capacità di avere più ampiezza, più spazio intorno, orizzonti più ampi e di avere capacità di trovare risorse in se stessi, di non doverle sempre chiedere negli altri ma di accumularle con gli altri, metterle insieme, intrecciarle più che accumularle, è molto importante.” (Canevaro A., Farsi carico del dolore silenzioso, Atti del convegno: “Chernobyl: dare voce al silenzio”, Legambiente, 2002 Bologna).

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