E se non bastasse...
di Roberto Rebecchi
Lo scandire lento del tempo fa calare un velo silenzioso sulle conseguenze della tragedia di Chernobyl, ma di certo non allieva il dolore di coloro che sono colpiti, ancora oggi, dagli effetti della contaminazione.
Se non bastano le migliaia e migliaia di bambini e ragazzi che ogni anno lasciano il loro Paese, i loro affetti per un soggiorno terapeutico all’estero.
Se non bastano le tante famiglie che in questi anni hanno accolto e continuano ad accogliere bambini e ragazzi dalla Bielorussia, Ucraina e Russia.
Se non bastano le centinaia di progetti di solidarietà e cooperazione a favore delle popolazioni contaminate messi in atto dalle tante associazioni e organizzazioni a livello europeo e mondiale.
Se non bastano le azioni e le denunce presentate dalle associazioni e organizzazioni di tanti paesi europei nei confronti dei governi nazionali, all’Unione Europea, alle organizzazioni governative internazionali.
Se non bastano le statistiche che indicano un aumento di mortalità e morbilità di chi vive nelle zone contaminate, rispetto a chi vive in aree non contaminate.
Se non basta tutto questo, cosa occorre ancora fare!!!
Si direbbe che tutto questo non sia sufficiente a scongiurare che tra dodici mesi venga attivato il primo reattore nucleare alla nuova Centrale nucleare di Astravets in Bielorussia, il Paese che più di tutti ha pagato il tributo più pesante per la tragedia di Chernobyl.
Si direbbe che tutto questo non sia stato sufficiente a fare sì che la Comunità internazionale si interessasse seriamente delle condizioni della popolazione che continua a risiedere nelle zone contaminate.
Nonostante, a volte, si possa essere presi dallo sconforto e dalla stanchezza del lavoro di anni, di decine di anni, l’impegno di Legambiente continua come testimonianza concreta di aiuto e sostegno alle popolazioni della Bielorussia.
L’impegno di Legambiente suoi luoghi della tragedia di Chernobyl è maturato con il no al referendum del 1987 e riconfermato di nuovo nel 2011, oltre che con le campagne a livello nazionale e internazionale a favore delle energie alternative e per il NO AL NUCLEARE a livello globale.
In un momento internazionale così complesso e pericoloso in termini di ritorno alla minaccia nucleare a livello militare è importante un’azione che mantenga al centro dell’attenzione e dell’azione politica la questione nucleare nel suo complesso.
Probabilmente l’azione e la progettualità attualmente in atto sui territori contaminati della Bielorussia da parte di Legambiente può sembrare poca cosa.
Ma il percorso fatto è stato lungo ed impegnativo, i segnali che abbiamo inviato alle autorità governative del nostro Paese, della Bielorussia e della Comunità internazionale sono stati concreti; abbiamo messo in campo azioni di buone pratiche, tant’è che sono ancora in atto progettualità che abbiamo sviluppato e messo in piedi e gestito con i nostri partner bielorussi, come ad esempio il progetto dell’ambulatorio mobile, gli interventi di cooperazione con l’Ospedale regionale di Gomel, il progetto di radioprotezione che ha visto la collaborazione dell’ARPA Emilia Romagna, l’installazione di serre nelle scuole per la produzione di ortaggi puliti.
Non si può chiedere al volontariato di spingersi ulteriormente oltre, non è nei compiti del volontariato di sostituirsi ai doveri di chi ha responsabilità di governo e di gestione della “cosa pubblica” ad ogni livello; occorre perseguire con pervicacia, senso di responsabilità e consapevolezza del proprio ruolo e delle proprie possibilità, un’azione politica forte e puntuale contro ogni forma di utilizzo del nucleare continuando ad accompagnarla con alcuni interventi di sostegno concreto nei confronti dei bambini e ragazzi residenti nei territori contaminate.
Il Progetto Rugiada rappresenta ancora per Legambiente, e non solo, una valida opportunità di lavoro.
Scarica il Report Progetto Rugiada 2017 ( 5,64 MB)