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Categoria: Progetto ambulatorio mobile
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Un'esperienza  di cooperazione e solidarietà concreta
Pubblicazione realizzata nell'anno 2005

Roberto Della Seta - Presidente Nazionale Legambiente

Legambiente è un'associazione ambientalista, nata da un movimento contro il nucleare. Le nostre argomentazioni, fin dalle prime battaglie si sono basate su dati scientifici che abbiamo sempre evidenziato ai nostri interlocutori. Dal 1994 con la rete dei Circoli che in Italia organizzano l'accoglienza dei bambini di Cernobyl, ci siamo avvicinati alla solidarietà e soprattutto a persone che non sarebbero altrimenti entrate in contatto con noi. Questo senza mai dimenticare la nostra prima natura, ma anzi partendo proprio dal nostro NO al nucleare e intessendo una rete "nuova" fatta di calore umano misto alla consapevolezza dei danni che possono derivare da modelli energetici ormai superati. Il progetto dell'Ambulatorio Mobile unisce in questo senso l'aspetto scientifico che ha per noi un valore imprescindibile e la capacità di fare cooperazione e solidarietà. Ed il convegno di Pinsk rappresenta il coronamento di questo lavoro di equipe che ha siglato una stretta collaborazione tra medici bielorussi e italiani, tra uomini e donne accomunati da un senso di responsabilità profondo verso chi ancora soffre le conseguenze di quel incidente.


  Dr. Valter Turchi - Unità Pediatrica del Distretto di Carpi dell'AUSL di Modena

Il dottor Valter Turchi dell' Unità Pediatrica del Distretto di Carpi dell'AUSL di Modena, consulente pediatrico dell'Associazione Progetto Chernobyl di Legambiente Solidarietà di Carpi-Novi-Soliera, ha contribuito a porre la prima pietra al progetto Ambulatorio Mobile. Riportiamo ampi stralci della relazione redatta dal dott. Turchi nel settembre del 1998, data da cui prese avvio il lavoro che portò alla consegna dell'unità mobile all'Ospedale di Luninets nel mese di maggio del 2002.

 

Ambulatorio Mobile. Idee per un progetto
I due recenti viaggi in Bielorussia, rispettivamente nella primavera del 1997 e nel 1998, che ho effettuato per prendere visione della situazione sanitaria delle zone contaminate dalla nube radioattiva di Chernobyl, mi hanno convinto a rivedere l'effettiva utilità di un progetto che preveda esclusivamente il potenziamento delle strutture specialistiche esistenti senza tener conto di altri fattori importanti legati alla situazione locale complessiva.
In pratica, se l'obiettivo del progetto é l'estensione dell'attività di screeenig delle patologie della tiroide a tutta la popolazione pediatrica di quella regione, risulta elemento determinante la possibilità che tutta la popolazione di riferimento possa accedere al servizio offerto.
La distribuzione della popolazione sul territorio é connotata dalla presenza di alcuni centri principali e da una grande rete di villaggi in una area relativamente vasta, con difficoltà di comunicazione e trasporti.
Potenziare i centri specialistici presenti nei centri principali vuol dire di fatto privilegiare alcuni bambini rispetto ad altri, significa trascurare popolazioni pediatriche decentrate che evidenziano concrete difficoltà ad accedere agli ambulatori delle città. Da queste prime considerazioni nasce l'idea della offerta di un servizio di screening e diagnosi precoce delle malattie della tiroide presso le piccole comunità sparse nel vasto territorio contaminato. Per poter centrare appieno l'obiettivo potrebbe rivelarsi determinante portare i controlli e gli screening necessari direttamente nei villaggi che spesso non sono dotati neppure dei servizi sanitari essenziali. Analizzata la situazione con gli elementi a disposizione, si possono mettere in piedi due ipotesi:

  1. attivare localmente, nei villaggi o in gruppi di villaggi, ambulatori attrezzati (strumentazione e personale);
  2. realizzare un ambulatorio mobile attrezzato (strumentazione e personale) che raggiunga capillarmente ogni zona abitata.

Credo che la prima ipotesi possa essere scartata per difficoltà e vincoli che ritengo insormontabili; in primo luogo perchè non esistono localmente ambulatori dotati di caratteristiche idonee e quindi bisognerebbe pensare alla ristrutturazione e manutenzione, secondo perchè la gestione delle attrezzature e del personale, soprattutto in quelle zone, potrebbe rivelarsi molto difficoltosa e comunque incontrollabile. Non bisogna sottovalutare infatti i rischi di un insuccesso dovuto ad elementi di ingovernabilità del progetto e in questo caso, a mio parere, in questa prima ipotesi, il rischio é elevato.L'idea di un ambulatorio mobile non é certo una novità in campo sanitario, basta ricordare la campagna italiana contro la tubercolosi nel dopoguerra, campagna che ha portato in ogni piazza e in ogni scuola italiana un mezzo attrezzato con apparecchio per la radiografia del torace. In Bielorussia la situazione per alcuni versi é simile, come simile é l'attività di screening da effettuare. Se a questa esperienza provata sul campo aggiungiamo i progressi tecnologici di questi ultimi anni, credo che l'ipotesi di un ambulatorio mobile attrezzato abbia le carte in regola per concretizzarsi. Sarebbe quindi opportuno avviare uno studio di fattibilità che comprendesse in ogni dettaglio le caratteristiche del mezzo per quelle zone e quella viabilità, la strumentazione di bordo necessaria, il personale da impiegare e l'impatto organizzativo che può comportare la gestione di un ambulatorio mobile a più di 1.000 km di distanza. Come strumentazione tecnica si dovrebbe dotare l'ambulatorio mobile con un ecografo portatile, un computer portatile, un rivelatore di radioattività, lettino da visita per una visita completa e, in caso di necessità, di poter eseguire un ago aspirato della tiroide per successivi controlli laboratoristici e per questa ultima operazione, di alto
valore diagnostico, dotarsi di frigorifero idoneo e microscopio nonchè di tutta la strumentazione per il fissaggio del preparato. Come si può evincere, due sono le finalità di una simile strumentazione: da un lato una diagnosi precoce, dall'altro la raccolta di dati sul campo, utili a monitorare l'intervento stesso.
Data per scontata l'implementazione delle attrezzature, rimane da valutare attentamente la dotazione
del personale necessario che se in via di ipotesi rappresenta per ora una incognita del progetto,altrettanto vero é che essa si identifica con il vero motore del progetto. Nasce da se che risulta indispensabile prevedere un addestramento di personale tecnico del luogo. La soluzione ottimale dovrebbe essere rappresentata da una cooperazione culturale tra specialisti italiani e bielorussi. Ciò renderebbe più solido il progetto determinando una partecipazione diretta agli obiettivi comuni. Dopo queste prime riflessioni certamente da perfezionare e riconsiderare alla luce anche di altre variabili (possibilità economiche iniziali, previsione di costi di manutenzione ecc..), personalmente credo che, pur nelle difficoltà soprattutto gestionali, che rappresenteranno il vero banco di prova, il progetto possa portare a risultati concreti e che l'Ambulatorio Mobile rappresenti quell'intervento capillare sul territorio in grado di fornire un aiuto tangibile per i bambini che vivono in zone dimenticate.

disegno tecnico


Ivano Ballestrazzi - Coordinatore sviluppo tecnico del mezzo

Ivano Ballestrazzi, volontario dell'Associazione Progetto Chernobyl di Legambiente Solidarietà di Carpi-Novi-Soliera, ha seguito il progetto "Ambulatorio Mobile" in qualità di responsabile tecnico dell'allestimento del mezzo. Dal 1999 al 2002 ha seguito l'intera fase della realizzazione dell'unità mobile.
Il mezzo utilizzato per l'allestimento dell'Ambulatorio Mobile è un Furgone Passo 3300 euro Iveco Daily, opportunamente adattato dalla Carrozzeria specializzata MM di Carpi (Mo). Nella zona posteriore del mezzo sono state ricavate una zona destinata all'anamnesi ed alla registrazione dei pazienti, fornita di computer e stampante e attrezzature per la raccolta dei dati ed un'altra zona, separata, riservata alle visite e alle ecografie, dotata di Ecografo Esaote e sonde lineari, una stampante per ecografo, una Centrifuga Labofuge 300 e di due frigoriferi per permettere la conservazione dei reperti e dei vetrini delle biopsie effettuate con la metodologia dell'ago aspirato.

La solidarietà che corre
Come può un mezzo meccanico coinvolgere la partecipazione di tante persone allo sviluppo di un progetto di SolidAmbulatorio Mobile nella piazza di Carpi (MO)arietà? A questa domanda si aggiungevano le preoccupazioni: perché il mezzo andava ad operare in un Paese lontano, perché sapevamo che esperienze di questo tipo non sempre avevano dato esiti positivi per varie motivazioni, preoccupazione che a volte ci frenava e ci metteva dubbi sullo sviluppo dell'iniziativa.
Si dovevano percorrere strade nuove, perché fino a quel momento ci eravamo limitati all'invio di carichi di materiali umanitari, o a piccoli interventi su persone o strutture, e, adesso, in un progetto di dimensioni diverse le preoccupazioni a tutti i vari livelli erano altissime. E fu proprio questo che ci permise di non demordere ma di continuare a sviluppare il progetto, andando alla ricerca di professionalità che avevano competenze specifiche e alla ricerca del coinvolgimento e della partecipazione paritaria e condivisa sul medesimo obiettivo di Associazioni, Enti e Istituzioni sia Italiane che Bielorusse. Avevamo iniziato a sperimentare un modo nuovo, certamente ancora non del tutto pienamente sviluppato, ma che ci permise di iniziare a parlare, per la prima volta, di cooperazione dal basso.
Lo sviluppo del mezzo è stato progettato sull' obiettivo preciso che volevamo raggiungere: continuare nel tempo e dare risposte a una parte importante dell'umanità, la parte più debole, operare a favore di bambini colpevoli solo di essere nati in un posto sbagliato del pianeta.
Tenuto in debito conto tutte le indicazioni dei medici, delle case produttrici delle strumentazioni, valutate le specificità del territorio dove deve operare, ci avviammo alla costruzione del mezzo. Per me, che ho lavorato per anni in un settore simile, è stata una grande sorpresa sentire "un'aria diversa" già dal momento degli acquisti dei materiali: le ditte e gli operai si sentono coinvolti, vogliono essere partecipi, chiedono delucidazioni, danno tante indicazioni… sentono gli obiettivi del progetto, capiscono che il mezzo deve durare nel tempo, essere ambulatorio mobile funzionale e bello, e chiedono di essere informati sul proseguo della vita e del progetto dell'Ambulatorio Mobile.
Finalmente l'Ambulatorio è finito, esce dalla fabbrica, inizia la prima corsa per le strade e le piazze Italiane. Tutti i Circoli, le Associazioni, le Ditte, le Istituzioni e tanti comuni cittadini che hanno concorso alla riuscita del progetto lo vedono e lo toccano, esprimono la loro soddisfazione… è una vera gara di entusiasmo alla solidarietà. Ma la corsa più grande ed impegnativa è stata svolta in questi tre anni di lavoro intenso ed altamente professionale in Bielorussia. Oggi traiamo le prime conclusioni di questo lavoro, con la presentazione dei dati di carattere medico scientifico raccolti dall'Ambulatorio e possiamo dire con soddisfazione che l'Ambulatorio ha raggiunto pienamente l'obiettivo per cui è stato progettato.
Sicuramente questo ha fatto si che la strada avviata, quella della cooperazione dal basso, possa diventare un punto di riferimento sul come agire quando bisogna affrontare tematiche nuove e molto difficili. Quando una cosa è condivisa e la si affronta con modestia e rispetto nessuna barriera o frontiera è invalicabile. Le persone con le loro intelligenze possono e debbono fare anche l'impossibile, lo dimostra questo progetto, che in questa prima parte della corsa è arrivato 1°.


  La partecipazione al progetto dell'Azienda Policlinico di Modena Servizio di Endocrinologia

Nel 2002 il Servizio di Endocrinologia del Policlinico di Modena diretto dal Prof. Cesare Carani ha dato la sua disponibilità per la collaborazione al Progetto "Ambulatorio Mobile" di Legambiente Solidarietà.
La collaborazione ha previsto, oltre allo lo studio dei risultati delle ecografie realizzate dall'Ambulatorio, la cura della formazione del personale medico e infermieristico bielorusso che ha operato sull'Ambulatorio Mobile. Nel 2002 hanno svolto due mesi di formazione presso il reparto di Endocrinologia del Policlinico di Modena il Dottor Andrei Alexeev, medico responsabile del Progetto Ambulatorio Mobile, e l'infermiera Larysa Sukarava. Nel 2004 la dottoressa bielorussa Natalia Antanovich dell'ospedale di Lunintes é stata a sua volta ospite del Policlinico per un mese di attività di formazione presso il reparto di Endocrinologia.
Inoltre nei mesi di febbraio e aprile 2003 quattro medici specializzandi del Servizio di Endocrinologia del Policlinico di Modena, il Dr. Vincenzo Rochira, la Dr.ssa Vittoria Vaccari, Dr. Matteo Fabbi e la Dr.ssa Elena Valassi hanno soggiornato per un mese in Bielorussia partecipando alle attività quotidiane dell'Ambulatorio, alle visite ed al lavoro di raccolta dati. La loro presenza in Bielorussia ha consentito una profonda condivisione del progetto, una puntuale verifica gestionale dello stesso ed ha contribuito a ridurre la distanza, non solo chilometrica, tra le persone, tra i donatori e tra i beneficiari dell'intervento, nello spirito della cooperazione, che é innanzitutto impegno reciproco, alleanza e fraternità tra le persone.

Il potenziamento dell'ambulatorio
Contemporaneamente all'arrivo in Bielorussia dei medici del Servizio di Endocrinologia del Policlinico di Modena, nel febbraio 2003 é stato consegnato all'Ospedale di Lunients un secondo ecografo con stampante e sonda, che é stato utilizzato dai medici italiani per potenziare in numero delle ecografie realizzabili nella provincia di Luninets. In seguito tale attrezzatura é stata utilizzata dalla dottoressa Natalia Antanovich all'interno dei Poliambulatori della città di Luninets e nei villaggi in cui opera l'unità mobile. Questo intervento per il potenziamento del progetto, dal costo complessivo di 18.000 Euro, é stato reso possibile grazie al finanziamento del Consorzio AIMAG di Mirandola, di Manutencoop scarl di Bologna e della Regione Emilia Romagna.


Dr. Massimo Tosti Balducci - Responsabile delle Attività Diagnostiche Ambulatoriali Unità Operativa di Medicina Nucleare dell'Azienda Sanitaria 9 di Grosseto

 Il Dr. Massimo Tosti Balducci è il responsabile delle Attività Diagnostiche Ambulatoriali Unità Operativa di Medicina Nucleare dell'Azienda Sanitaria 9 di Grosseto e collabora con Legambiente Solidarietà quale consulente scientifico per il Progetto Cernobyl. Insieme al Prof. Cesare Carani, responsabile Servizio di Endocrinologia dell'Azienda Ospedaliera Policlinico
di Modena, ha curato lo studio dei dati epidemiologici raccolti dall'attività dell'Ambulatorio Mobile.

Un Ambulatorio Mobile per la diagnosi delle patologie tiroidee
A seguito dell'esplosione del reattore della centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina e dell'incendio che ne seguì, venne liberata nell'atmosfera una enorme quantità di radioattività rappresentata in larga parte da radioisotopi dello iodio. La nube radioattiva investì progressivamente la Bielorussia, la Russia e successivamente molti paesi dell' Europa occidentale, con una distribuzione erratica determinata dai venti e dalle precipitazioni atmosferiche dei giorni seguenti. La tiroide, che nei suoi meccanismi fisiologici usa lo iodio per formare gli ormoni tiroidei, è stata l'organo che ha accumulato maggiormente i radioisotopi dello iodio assunti con i cibi contaminati e ciò anche a causa dell'inadeguato apporto iodico alimentare; lo iodio radioattivo liberato, essendo del tutto simile nella costituzione chimica allo iodio stabile normalmente presente in natura, venne infatti avidamente captato dalle tiroidi delle popolazioni iodocarenti esposte al fall-out.
A seguito della dose di radioattività assorbita dalla tiroide (in maggior misura quelle dei bambini) si è verificata la comparsa di una serie di patologie a carico di questo organo, principalmente rappresentate da tumori maligni, trasformando una patologia a rarissima incidenza (0.04 casi/anno su 100.000 bambini prima del 1986) in una condizione patologica assai più frequente (0.45 casi anno su 100.000 bambini).
A tuttoggi il cancro della tiroide nei cosiddetti "bambini di Chernobyl" rappresenta la conseguenza più grave determinata dell'incidente del 1986.
Dopo una fase iniziale di grande fervore scientifico nei confronti di questo fenomeno che rimane senza precedenti su una scala così vasta, con il passare degli anni l'interesse della comunità internazionale è andato progressivamente riducendosi, rimanendo solo il sostegno assistenziale di sempre più esigue associazioni di volontariato con una riduzione della attenzione nei confronti di questo problema che pur tuttavia resta presente soprattutto in aree particolarmente disagiate della Bielorussia.
Da questa considerazione iniziale è nato il progetto e la successiva realizzazione dell' Ambulatorio Mobile per lo studio epidemiologico e la diagnosi delle malattie della tiroide nella provincia di Luninets, una fra le più colpite e tuttavia meno studiate della regione.
In un periodo compreso fra Maggio 2002 ed Ottobre 2005 l'ambulatorio, gestito da personale sanitario bielorusso formato da un medico endocrinologo, un'infermiera professionale ed un autista, ha permesso di eseguire oltre 14.000 fra valutazioni cliniche e ecografiche e più di 400 esami citologici mediante agoaspirazioni ecoguidate, operando direttamente sul territorio. Si riporta di seguito la tabella riepilogativa dei dati raccolti, suddivisa per classi di età dei pazienti sottoposti ad ecografia tiroidea: dai dati riportati in tabella si evince che oltre il 40% dei soggetti esaminati presenta una patologia tiroidea di varia gravità, dal gozzo diffuso semplice (20,58%), al gozzo nodulare (14,41%), alle tiroiditi autoimmuni (3,51%) alle neoplasie (0,82%). Ciò è in accordo con i dati già rilevati in precedenti studi effettuati in altre aree della Bielorussia con una elevata prevalenza di cancro della tiroide nel gruppo di persone che nel 1986 aveva un'età compresa fra 0 e 5 anni e che aveva ricevuto una maggiore quantità di radiazioni in rapporto alle dimensioni della ghiandola (circa 7 casi su 100.000). Com'è logico attendersi, con il progredire dell'età, il numero di carcinomi tiroidei rilevato nello studio è maggiore.


Dr. Alekseev Andrej V. - Medico endocrinologo dell'Ospedale provinciale di Luninets

Dall'aprile 2002 il dottor Alekseev Andrej V., medico endocrinologo dell'Ospedale provinciale di Luninets, segue, in qualità di responsabile, l'Ambulatorio Mobile. Il Dott. Alekseev ha provveduto all'analisi di tutti i dati epidemiologici raccolti nei tre anni di attività del progetto, inviandoli, come previsto dal Protocollo per la gestione del progetto, al Comitato Scientifico composto dal Dr. Massimo Tosti Balducci responsabile Attività Diagnostiche Ambulatoriali Unità Operativa di Medicina Nucleare dell'Azienda Sanitaria 9 di Grosseto e dal Prof. Cesare Carani Direttore della Cattedra e Servizio di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo dell'Università di Modena e Reggio Emilia. L'analisi completa dei risultati del lavoro effettuato anno per anno verrà illustrata dal dottor Andrej Alekseev durante la Conferenza Internazionale di Pinsk del 19/12/2005 e verrà pubblicata negli atti della conferenza. Si presenta quindi ora, sinteticamente, il risultato complessivo del lavoro diagnostico effettuato nel triennio.

I risultati di 3 anni di lavoro dell'ambulatorio diagnostico mobile dell'Ospedale provinciale di Luninets
Patologie tiroidee nella provincia, realizzato sia ai fini diagnostici che per l'inserimento dei dati nel registro dispensariale. Nel periodo preso in considerazione sono stati praticamente monitorati due volte tutti i centri abitati della provincia di Luninets. Nel corso dei primi tre anni é stata visitata prevalentemente la popolazione infantile, secondo la direttiva del BOIK. Le ecografie tiroidee sono state effettuate presso le strutture scolastiche. Nel periodo successivo si é prestata attenzione in prevalenza alla popolazione adulta del gruppo definito "a rischio".
grafico

 Il lavoro é stato basato su un calendario stabilito di uscite, programmato tenendo conto della quantità di popolazione di diverse età, della contaminazione radioattiva, della lontananza dal capoluogo. Le uscite sono state compiute in tutti i periodi dell'anno, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche. Allo scopo di ottimizzare il lavoro negli ambiti della profilassi e cura delle malattie tiroidee é stata effettuata un'analisi del lavoro e dei risultati ottenuti anno per anno, con il confronto delle patologie riscontrate nei vari gruppi d'età.
Si presenta ora, sinteticamente, il risultato complessivo del lavoro dignostico effettuato nel triennio.
Analisi delle patologie tiroidee rilevate tramite Ecografia tiroidea nei diversi gruppi di età:
1. BAMBINI:
- nel 2003 é stata diagnosticata una patologia al 45% dei bambini sottoposti ad ecografia tiroidea;
- nel 2004 al 38,5%;
- nel 2005 al 25,9%.
Tra le patologie riscontrate, l'ingrossamento diffuso della tiroide é passato dall'87,54% nel 2003 al 77,66% nel 2005 (43,57% in tutto il periodo). Vale a dire che a fronte di una generale riduzione del rapporto percentuale dei pazienti con patologia, si osserva la diminuzione dell'ingrossamento diffuso della tiroide e l'aumento delle altre patologie tiroidee. Questo dato va letto tenendo conto del fatto che le indagini si sono svolte in diversi territori con un diverso livello di contaminazione e che nel 2005 sono state effettuate le uscite nei territori con il più alto livello di contaminazione radioattiva da cesio e stronzio.
2. ADOLESCENTI:
- nel 2003 sono state rilevate patologie al 22,4% dei ragazzi sottoposti ad ecografia;
- nel 2004 al 15,6%;
- nel 2005 del 12,5%.
Si osserva una certa diminuzione della patologia tra gli adolescenti visitati, ma anche il cambiamento della tipologia della patologia diagnosticata con l'aumento della frequenza delle tiroiditi (dallo 0,49% nel 2003 al 16,23% nel 2005) e l'aumento delle forme nodulari di gozzi (dal 22,65% nel 2003 al 64,61% nel 2005).
3. GRUPPO A RISCHIO (nati dal 1968 al 1986):
- nel 2003 la patologia é stata diagnosticata al 36,83% del totale dei visitati di questo gruppo;
- nel 2004 al 36,32%;
- nel 2005 al 29,50%.
4. POPOLAZIONE ADULTA (nati prima del 1968):
- nel 2003 lo stato di patologia é stata rilevato nel 66,57% degli adulti sottoposti ad ecografia;
- nel 2004 al 67,54%;
- nel 2005 al 52,67%;
Gli indicatori, stabilmente elevati confermano l'aumento, precedentemente dimostrato, di varie patologie con il passare dell'età, tra cui anche le malattie della tiroide, che nel gruppo della popolazione adulta presentano le seguenti percentuali:
- forme nodulari di gozzo: 61,05%;
- tiroiditi: 16,56%;
- condizioni postoperatorie, di cui un caso su tre é recidivo,: 12,92%;
- altre patologie (anomalie dello sviluppo, calcinati, stati reattivi): 9,47%.
- possibile che i frequenti casi di recidiva siano legati all'insufficiente entità dell'intervento chirurgico e all'abbassamento della forza della risposta immunitaria e dei processi riparativi nell'organismo con il passare dell'età.

medico dell'ambulatorio mobileOsservazioni generali
Si rileva che l'alta accessibilità allo screening derivata dall'utilizzo dell'Ambulatorio Mobile, ha permesso il coinvolgimento e l'osservazione di buona parte della popolazione della provincia. Si osserva un quadro complessivo di aumento della frequenza delle patologie tiroidee con il passare dell'età, la prevalenza delle forme nodulari di gozzo, con l'aumento del numero delle malattie autoimmuni della tiroide, e l'aumento della recidiva in seguito a cura chirurgica. Tale quadro, in diverso grado, lo si riscontra in tutti i gruppi di popolazione. Si osserva una certa dinamica nella riduzione della percentuale delle forme diffuse di gozzo nei gruppi dei bambini e degli adolescenti rispetto al numero totale dei visitati; é possibile che tale situazione sia legata alle iniziative intensive di profilassi sia a livello statale sia di adeguato lavoro del personale medico locale.
Analisi dei dati rilevati dalle Biopsie aspirate
Dei 436 pazienti a cui é stata effettuata la biopsia aspirata nel periodo da maggio 2002 a novembre 2005, si hanno i risultati di 396 pazienti.
Dai risultati della biopsia aspirata vi sono:
- 59 pazienti (il 14,89%) con iperplasia adenomatosa, i quali necessitano di ulteriori accertamenti;
- 15 pazienti (il 3,79%) con tiroidite citologica;
- 8 pazienti (il 2,02%) con cisti;
- per 35 pazienti (8,84%) manca la conclusione citologica a causa dei limiti dell'affidabilità diagnostica per un'insufficiente cellularismo;
- 183 pazienti (il 46,21%) con processo benigno;
- 96 pazienti (il 24,25%) con sospetto di processo maligno (di cui il 4% con tumore follicolare, il 2,02% con tumore papillare, il 2,53% con tumore ossifil-cellulare, il 15,7% con cellule atipiche, sospetto di processo neoplastico).


Tamara Abramchuk - Presidente dell’associazione pubblica Organizzazione di beneficenza bielorussa della tutela sociale dei minorenni e degli impiegati dell'educazione "Aiuto" di Minsk

 Tamara Abramchuk è presidente dell’associazione pubblica Organizzazione di beneficenza bielorussa della tutela sociale dei minorenni e degli impiegati dell'educazione "Aiuto" di Minsk, associazione partner di Legambiente dal 1996..

Se non noi, chi?
Sono ormai passati 20 anni dalla catastrofe di Chernobyl e pur considerando tutte le situazioni d'emergenza e di crisi che hanno perturbato il mondo, constatiamo con dispiacere che Chernobyl è la pagina più orribile della nostra vita e nello stesso tempo è l'ultimo avvertimento al mondo.
Tutto il mondo civile che ha affrontato il problema di Chernobyl continua a monitorare le conseguenze della catastrofe nucleare, continua la ricerca sull'impatto della radioattività sulla salute umana, con la consapevolezza che la collaborazione per fare fronte agli effetti del disastro è utile non solo alle popolazioni contaminate ma tutela gli interessi della comunità mondiale in generale perchè:
- prima di tutto tale collaborazione permette di acquisire preziose esperienze nel campo delle azioni utili al superamento degli effetti derivanti dalle grandi catastrofi nucleari;
- secondo, come risultato del primo punto: possono essere progettati nuovi modelli di intervento, che possono essere utilizzati in altri luoghi del mondo dove le popolazioni soffrono a causa di catastrofi ambientali, di guerre, diDisordini civili o drastici cambiamenti economici;
- in terzo luogo non dobbiamo dimenticare l'aspetto morale del problema, perchè stiamo parlando del destino di milioni di persone e prima di tutto di bambini, il cui futuro dipende dalle decisioni che ora non possono prendere loro, ma di cui abbiamo noi oggi la responsabilità.
Una delle conferme più evidenti della necessità e fruttuosità della collaborazione internazionale sono i numerosi progetti fino ad ora realizzati con lo scopo di aiutare a superare le conseguenze della catastrofe. I progetti di aiuto alle province sofferenti a causa della catastrofe nucleare di Chernobyl possono avere molteplici forme, diverse direzioni e diversi obiettivi, ma la cosa più importante è che l'aiuto deve essere concreto ed indirizzato, perché non si perda strada facendo il senso dell'aiuto stesso.
La direzione che ha scelto il nostro partner italiano, l'Associazione nazionale Legambiente, è quello più prezioso e il più necessario: aiutare i bambini che vivono nelle zone contaminate. Grazie alla collaborazione fruttuosa con Legambiente Solidarietà durante gli ultimi 11 anni sono stati realizzati con successo i seguenti progetti:
- Progetto Accoglienza di Legambiente: che ha permesso il risanamento di circa 17 mila bambini sul territorio italiano, ospiti dei gruppi Legambiente Solidarietà;
- Progetto Rugiada: che ha permesso il risanamento di circa 230 bambini sul territorio bielorusso. Grazie al finanziamento di Legambiente Solidarietà, i bambini che per vari motivi non potevano andare all'estero, hanno migliorato la loro salute con un soggiorno presso un centro di risanamento bielorusso chiamato "Nadezshda";
- Progetto Ospedale di Gomel, attraverso il quale diversi medici dell'ospedale regionale di Gomel hanno svolto un tirocinio formativo presso strutture ospedaliere italiane: col quale per anni i gruppi dell'Emilia Romagna
hanno fornito attrezzature e materiale al reparto di chirurgia pediatrica e che ha permesso di realizzare una sala di terapia ad alta densità curativa specifica per i bambini, con l'investimento, solo per questo ultimo progetto, di quasi 70.000 Euro;
- Progetto Il Cigno, per il quale sono stati condotti i contatti e sono stati predisposti protocolli di collaborazione per la ristrutturazione del Centro di risanamento per i bambini "Lebed" sul territorio di Bielorussia ;
- progetti promossi da tanti gruppi italiani di Legambiente Solidarietà, tra cui il Sostegno a distanza, per i bambini bisognosi della provincia di Cecersk, Progetto HUMUS, Progetto FAP nella provincia di Vetka, aiuto finanziario per la ristrutturazione delle scuole nelle regioni di Moghilev, Gomel e nella provincia di Volozhin;
- e infine il Progetto Ambulatorio Mobile, che partendo, dalla formazione del personale medico endocrinologico ed infermieristico dell'ospedale regionale Luninets, ha permesso di realizzare uno screening sulle patologie alla tiroide della popolazione infantile della provincia di Luninets. Nel maggio del 2002 Legambiente Solidarietà, col coordinamento del gruppo di Carpi Novi Soliera, ha consegnato alla provincia di Luninets l'"Ambulatorio Mobile" finanziato dai gruppi dell' Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia.
L'ambulatorio è fornito di attrezzatura moderna e strumenti diagnostici avanzati. Dal 2002 ad oggi l'associazione italiana ha seguito passo per passo questo progetto di cooperazione italo-bielorussa,provvedendo alla fornitura di quanto era necessario all'attività condotta nei villaggi. Con l'Ambulatorio mobile è stato possibile fare un grande lavoro di diagnosi precoce nei luoghi di residenza delle persone, nei villaggi, raggiungendo bambini e persone e operando efficacemente per la tutela della loro salute.
Il motto del nostro lavoro penso che dovrebbe essere: "Se non noi, chi allora? Se non adesso, quando mai?"
Un inchino all'Associazione Legambiente e alle persone che ci portano sostegno e speranza.


Roberto Rebecchi - Coordinatore Progetto Ambulatorio Mobile

Il progetto dell'Ambulatorio Mobile ha rappresentato e rappresenta per Legambiente Solidarietà un passaggio significativo dal punto di vista della qualità dell'intervento e della maturazione delle persone che hanno creduto in questo progetto. Un progetto che ha permesso di realizzare un interveto di prevenzione e di cura a favore di popolazioni residenti in zone rurali, per le quali risulta difficile, se non impossibile, accedere alle strutture sanitarie presenti nei grandi centri urbani della Bielorussia e di raccogliere nel contempo dati di carattere scientifico indispensabili alla programmazione del lavoro futuro, sia delle organizzazioni internazionali che nazionali. Di altrettanta importanza è stato in questo progetto il trasferimento di competenze e conoscenze: la crescita del personale locale attraverso stage formativi in Italia, il confronto e il lavoro comune in loco hanno costruito basi solide per il futuro di questo progetto. La forza di questo progetto è stata la capacità e la volontà di coniugare le diverse competenze, indispensabili alla realizzazione di un programma di questa portata: un'Associazione di volontariato cheè stata in grado di coinvolgere in prima persona le Aziende Sanitarie, le Università, i tecnici specializzati nell'allestimento del mezzo, i tanti volontari impegnati in iniziative di raccolta fondi, le istituzioni locali, dalle Regioni, alle Province, i tanti Comuni, i numerosi Circoli e Comitati presenti sull'intero territorio nazionale, le aziende e i tanti
cittadini che hanno creduto nel nostro lavoro e nella "qualità" del progetto.
In questo nostro percorso sono stati determinanti i partner Bielorussi, in particolare l'Associazione Help, il personale medico e paramedico dell'Ospedale Provinciale di Luninets, la Regione di Brest, il Professor Demidcik del Centro Repubblicano Oncologico Tiroideo di Minsk, il Dipartimento Aiuti Umanitari della Repubblica di Bielorussia.
Abbiamo definito questo nostro metodo di operare "cooperazione dal basso", che non vuole essere alternativa o sostitutiva della cooperazione delle ONG o delle istituzioni nazionali ed internazionali, anzi: la nostra azione vuole essere prima di tutto un modo per fare politica. Una politica che rimetta al centro le persone e l'ambiente in cui esse vivono, per riconoscere ad ogni cittadino i propri diritti. Al di là delle definizioni che vogliamo dare alla cooperazione, dal basso, delle ONG, decentrata, governativa, è necessario un processo di responsabilità comune, che è proprio diritto e dovere di ogni cittadino "responsabile" e che passa non solo nell'impegno e nella realizzazione di interventi e di azioni concrete a livello internazionale, ma prima di tutto nelle semplici azioni del nostro vivere quotidiano, nelle politiche locali e nazionali. Per queste ragioni la cooperazione non può essere relegata ad una "categoria" di soggetti, ma deve divenire strumento di vita quotidiana. Solo attraverso la maturazione di questo concetto sarà possibile crescere come singoli individui e come collettività. Nei documenti di presentazione del progetto abbiamo utilizzato l'Articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo: "Tutti gli uomini nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza." Nello spirito di questo principio, giorno dopo giorno accompagniamo la nostra azione, con umiltà, con determinazione e con la consapevolezza delle nostre forze e delle nostre risorse, nel confronto e con la volontà di crescere. Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile il progetto dell'Ambulatorio Mobile, e vorrei condividere con quanti vi hanno creduto la soddisfazione per i risultati ottenuti.