25 aprile 1986 - L'esperimento
Mettiamo alla prova il reattore...

Il 25 aprile 1986 una delle due sezioni in cui é diviso il reattore RMBK 1000 dell'Unità 4 si trovava in una situazione di fermo attività per normali operazioni di manutenzione. L'RBMK 1000 é infatti un tipo di reattore diviso in due sezioni, ciascuna delle quali singolarmente collegata ad un turbogeneratore: in questo modo é possibile fermare anche solo metà reattore.
Si pensò allora di sfruttare questo fermo del 50% per tentare un esperimento: nel caso si fosse avuto un qualunque abbassamento di potenza, la turbina e l'alternatore funzionanti al minimo sarebbero stati in grado di dare potenza elettrica sufficiente per mettere in funzione i dispositivi di emergenza e le pompe per il raffreddamento dell'acqua del nocciolo, fino a che non si fossero messi in funzione i generatori diesel che avrebbero provveduto allo scopo?
Si voleva insomma determinare se il raffreddamento del nocciolo sarebbe stato comunque assicurato anche in caso di fortuiti abbassamenti di potenza.
Prove di questo genere erano già state fatte in precedenza, sempre con il reattore parzialmente fermo, ma l'esito dei test non era stato soddisfacente. Considerando che si era aggiunto un nuovo generatore di campo magnetico, venne l'idea di sfruttare il fermo parziale e impostare un nuovo test.
Tutto questo senza coordinare chi doveva fare l'esperimento con chi era incaricato degli impianti di sicurezza del reattore: infatti nessuno avvertì il personale addetto alla sicurezza del test e del suo pericolo potenziale.
L'esperimento prevedeva infatti la chiusura dei sistemi di raffreddamento di emergenza del nocciolo, sistemi che avrebbero fornito l'acqua in caso di emergenza.
Alla fine dei conti, però, non fu questa cosa ad avere una grande rilevanza nello sviluppo della successiva catastrofe, anche se ci aiuta a comprendere il livello di incoscienza e di leggerezza in cui si operava in termini di sicurezza.
Vi era invece un'altra questione alla quale non si é mai data una risposta soddisfacente.
Perchè fare il test al momento del fermo del reattore, che aveva ancora in pancia circa il 75% di barre di combustibile quasi esaurite e quindi molto avvelenate dalla miriade di prodotti di fissione, cioé da isotopi radioattivi?
Infatti, quando si ferma un reattore che abbia prodotti di fissione nelle barre di combustibile del nocciolo, nasce un problema molto grave, noto come avvelenamento da Xenon.
Lo Xenon 135 é un ordinario sottoprodotto di fissione dell'Uranio 235. Quando l'Uranio 235 viene colpito da un neutrone, tra le possibili reazioni vi é quella che origina l'Indio 135 che in poco più di 6 ore e mezza decade in Xenon 135 e, dopo poco più di 9 ore, si ottiene Cesio 135.
Si deve tener conto che questo Xenon 135 si trova in una barra di combustibile che continua a produrre fissioni. Ebbene, la probabilità che un nucleo di Xenon 135 catturi un neutrone (con una reazione che genera Xenon 136 e radiazione gamma) é circa 4.000 volte maggiore di quella relativa ad un neutrone che vada a produrre una nuova fissione.
Di questo inconveniente, che tenderebbe a bloccare la reazione a catena mediante l'avvelenamento delle barre di combustibile, non si deve tener normalmente conto in un reattore che funziona a pieno ritmo, in quanto ulteriori neutroni distruggono lo Xenon che, addirittura, non riesce neppure a decadere.
Ma se il reattore si ferma, allora si ha questo processo di avvelenamento che dura alcune decine di ore, finchè non decade tutto lo Xenon (a ciò si aggiunga che vi é un altro processo che fa aumentare la percentuale di Xenon: il fatto che il decadimento dello Iodio 135 in Xenon é di circa 6,5 ore che ha come conseguenza l'accumulo di Xenon prima che questo sia decaduto).
Questo accumulo di neutroni da parte dello Xenon impedisce la rapida rimessa in moto del reattore. Normalmente il reattore può essere rimesso in moto dopo due o tre giorni.
Ecco perchè un test come quello realizzato quel 25 aprile, che potrebbe richiedere anche una o due ripetizioni, non doveva essere fatto in alcun caso con gran parte delle barre di combustibile esaurite.

Fonte: R. Renzetti, Z. A. Medvedev

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