Il solo passaggio di mezzi militari pesanti ha alzato la radioattività di 15 volte. Se degli ordigni colpissero il reattore, le catastrofiche conseguenze interesserebbero l'intera Europa
Angelo Gentili - Responsabile progetto Chernobyl di Legambiente
28.02.2022
Dal sito: "La via libera"

Le notizie che giungono dall'Ucraina sono terribili, preoccupanti e dolorose. In poche ore, nel cuore d'Europa è scoppiata una guerra scellerata che sta provocando gravi conseguenze, distruzione e morte, anche tra i civili. Oggi c'è da correre ai ripari e mettere in campo tutta la capacità di mediazione possibile per raggiungere rapidamente un cessate il fuoco definitivo, fermando lo spargimento di sangue e la morte di moltissime persone. Ciò a maggior ragione se si considera che a essere nel mirino sono i siti di stoccaggio delle scorie radioattive e, addirittura, l'intera area di Chernobyl: teatro del più grave incidente nucleare nella storia dell’umanità.

Tutti i rischi dei combattimenti a Chernobyl
Nonostante l'evidente condizione di fragilità della zona, dalle ultime notizie si ha la sensazione che le lezioni del passato non siano servite. Dalla Russia, sembra che si sia palesata la chiara volontà di mettere in campo un tiro al piattello con il nucleare, senza pensare alle terribili conseguenze che colpire siti nucleari potrebbe generare non solo nelle zone adiacenti ma in tutti i nostri territori. La centrale di Chernobyl si trova proprio sulla traiettoria per raggiungere l'Ucraina dalla Bielorussia. A causa della grande presenza di radioattività, a seguito della catastrofe del 26 aprile 1986 è stata individuata una zona di esclusione di 30 chilometri di raggio in cui è proibito l’accesso e dove invece nei giorni scorsi sono entrate le truppe russe. Il solo passaggio di mezzi militari pesanti ha già determinato l’innalzamento delle polveri radioattive e il conseguente innalzamento di 15 volte della radioattività. Non solo: il rischio di un ennesimo incidente nucleare è purtroppo molto alto per tutta la precaria e drammatica situazione presente oggi in quell’area.
Attualmente all’interno del quarto reattore esploso 36 anni fa, ricoperto da una struttura in ferro, il cosiddetto arco, c’è una vera bomba rappresentata da 200 mila tonnellate di materiale radioattivo, con il nocciolo del reattore ancora in stato di fusione. Se ordigni militari colpissero il reattore si manifesterebbe un fallout (pioggia, ndr) radioattivo con conseguenze catastrofiche che coinvolgerebbe una vasta area, comprendendo non solo l’Ucraina, ma la Bielorussia, la Russia stessa e l’Europa. Un dramma nel dramma che dobbiamo ad ogni costo cercare di evitare, mettendo in atto tutta la diplomazia possibile e ricordando in ogni occasione che la guerra, oltre a tutto il carico di disperazione e di perdita di vite umane che irreparabilmente si porta dietro, non può e non deve trasformarsi in un ennesimo disastro nucleare.

L’eredità di Chernobyl e lo spettro di una guerra nucleare
Le conseguenze di quel maledetto giorno del 1986 sono visibili ancora oggi, soprattutto in  Bielorussia, dove è ricaduto il 70 per cento del fallout radioattivo correlato alla catastrofe nucleare e Legambiente porta avanti diversi progetti. Qui, soprattutto nelle aree rurali, il cibo è fortemente contaminato, come lo sono  il terreno e le falde acquifere. Ciò significa che il rischio di entrare a contatto con i radionuclidi (cesio 137, stronzio 90) attraverso la dieta quotidiana è altissimo. Una convivenza con un nemico invisibile che dura ormai da decenni e che non è destinata a interrompersi purtroppo nel prossimo futuro: i bambini sono i soggetti più colpiti dalla contaminazione radioattiva che provoca, oltre al forte abbassamento delle difese immunitarie, la significativa proliferazione di patologie tumorali.

Da anni Legambiente si occupa di quelle zone. Abbiamo ospitato in Italia più di 25mila bambini e bambine e ancora oggi continuiamo a prestare il nostro aiuto attraverso il Progetto Rugiada realizzato in loco. Io stesso sono più volte andato nelle zone per stare vicino alle popolazioni vittime innocenti della catastrofe di Chernobyl in Russia, Bielorussia e Ucraina, dove ancora oggi continuano a vivere 5 milioni di persone costrette a subire le gravi conseguenze legate all’assurdità del nucleare. In queste aree ho trovato tante persone molto povere economicamente ma ricche di umanità  e posso testimoniare che questi popoli sono molto legati tra loro, si sentono fratelli e sono profondamente stupiti e angosciati, non comprendendo affatto le motivazioni di questa guerra assurda e inconcepibile,  come del resto ogni altra guerra.
Chernobyl rappresenta una parentesi della storia che non possiamo ancora archiviare ma che dobbiamo, in ogni modo e con ogni mezzo, evitare di dover riaprire. Le ultime dichiarazioni di Vladimir Putin, a capo della seconda potenza nucleare del mondo dopo gli Stati Uniti, rispetto alla messa in allerta del sistema difensivo nucleare russo, unita al referendum che si è svolto in Bielorussia per abrogare lo stato di neutralità nucleare del Paese, rappresentano certamente un segnale davvero molto grave per le conseguenze catastrofiche che potrebbero avere con scenari molto pericolosi per l’intera umanità che non vogliamo provare nemmeno ad immaginare.

L’importanza di svincolare la nostra energia da gas, Russia (e nucleare)
Gli attuali scenari si intersecano con la politica energetica europea, fatta di investimenti massicci sul gas fossile. Una maggiore capacità di autoprodurre energia tramite fonti rinnovabili, a partire dal sole e vento, ci renderebbe invece autonomi, indipendenti, sicuramente più capaci di rispondere ai ricatti energetici e di lanciare con forza e determinazione messaggi di pace, mediazione e dialogo.

L'essere dipendenti per circa il 40% dalle importazioni di gas dalla Russia rappresenta un vincolo che avremmo potuto evitare come, del resto, avremmo potuto svincolarci dalla dipendenza dalle fonti fossili più in generale, a favore di un ruolo di terzietà che l'Europa tutta avrebbe dovuto, nelle sue premesse, ricoprire. Così non è stato. E certamente non ha senso parlare oggi di carbone o addirittura  di ritorno al nucleare, come se queste fossero le uniche strade da seguire. Tali ipotesi - è bene ricordarlo - rappresentano scelte assurde e che non guardano affatto al futuro, sia sotto il profilo della crisi climatica che rispetto, appunto, al contrasto agli scenari di guerra.
L’augurio è che le notizie degli ultimi minuti circa la possibile apertura di negoziati che si svolgono proprio a Gomel in Bielorussia, la regione più contaminata dall’incidente di Chernobyl, possa rappresentare davvero un barlume di pace e  ci restituisca  la speranza che la guerra finisca al più presto.

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