Stampa
Categoria principale: Chi siamo
Categoria: Comunicati stampa
Visite: 1762

100 bambini provenienti dalle zone contaminate, grazie al Progetto rugiada di Legambiente, ricevono ogni anno visite sanitarie in un centro specializzato della Bielorussia

Rimandata a novembre 2017 la realizzazione del sarcofago che dovrà coprire il reattore, contenente ancora 180 tonnellate di combustibile
Ciafani, direttore Legambiente: “Chiediamo alla Commissione europea e alla Comunità internazionale di intervenire per mettere in sicurezza il reattore”


 Sono passati 30 anni dall’incidente nucleare di Cernobyl e la situazione in Bielorussia, Russia e Ucraina è ancora gravissima. Ancora 3 milioni di persone vivono in zone radioattive, dove i livelli di contaminazione continuano a essere elevati soprattutto nelle derrate alimentari, provocando tumori e leucemie soprattutto nei bambini, che sono i soggetti più vulnerabili. In Bielorussia sono oggi 1.141.000 le persone, di cui 217.000 solo bambini, che vivono nelle zone contaminate, con un aumento delle patologie tumorali. Dai dati della letteratura si evince ad oggi un aumento, oltre che del carcinoma capillifero della tiroide, di un precoce sviluppo di cataratta e di leucemie. E come se non bastasse a questo scenario già allarmante si somma anche l’insensata costruzione della nuova centrale nucleare di Ostrovets, nel nord della Bielorussia, a soli 55 km dal confine con la Lituania.

“Anche se sono passati 30 anni dall’incidente del 26 aprile 1986 – afferma Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente – la situazione continua a essere preoccupante e le persone, soprattutto i bambini, continuano ad ammalarsi. La gravità dell’incidente di Cernobyl dimostra non solo l’assurdità della scelta nucleare ma anche l’impossibilità di gestire e controllare le conseguenze di un tale incidente. Per questo chiediamo alla Commissione europea e alla Comunità internazionale di intervenire per mettere subito in sicurezza la centrale nucleare”.

Anche sulla messa in sicurezza della vecchia centrale, infatti, continuano a esserci ritardi importanti. Il vecchio sarcofago che protegge da trent’anni il reattore 4 ha 1000 metri quadrati di crepe, mentre il nuovo sarcofago chiamato “The arch” doveva essere completato quest’anno dopo una serie di ritardi, ma il termine dei lavori è stato rimandato a novembre 2017. Il nuovo sarcofago, alto 110 metri, lungo 164 e largo 257, sarà fatto da 29mila tonnellate di strutture metalliche e durerà soltanto un secolo. All’interno del reattore però ci sono ancora circa 180 tonnellate di combustibile, che lo rendono una vera e propria bomba a orologeria. Legambiente continua a portare avanti progetti di solidarietà a favore della popolazione bielorussa.

“Abbiamo il dovere – spiega Angelo Gentili, responsabile Legambiente solidarietà - di occuparci delle popolazioni colpite dal disastro partendo proprio dai bambini, che sono i soggetti più vulnerabili. Il nostro aiuto passa principalmente dal Progetto rugiada (solidarietalegambiente.it) che ogni anno garantisce a 100 bambini, provenienti dalle zone contaminate, un soggiorno di un mese in un centro specializzato della Bielorussia dove ricevono visite sanitarie, cibo non contaminato e dove posso giocare e fare attività didattiche. Oltre a questo stiamo installando serre per permettere ai bambini residenti nelle zone contaminate di mangiare verdure pulite”.

Sul numero di aprile de La nuova ecologia, il mensile di Legambiente, è possibile trovare dati, le immagini e i racconti contenuti nel dossier di 42 pagine dal titolo “Ti ricordi Cernobyl?” (lanuovaecologia.it).