Sonia Masini
Vice Presidente Provincia Reggio Emilia

 

Cari amici e care amiche di Legambiente, vi ringrazio sentitamente per l'invito a questo convegno; si avvertiva davvero l'esigenza di fare una sorta di punto delle esperienze di solidarietà e cooperazione internazionale con l'Est Europa promosse dalle amministrazioni locali emiliano-romagnole e, pertanto, il vostro appuntamento giunge quanto mai opportuno.
Da tempo gli enti locali di questa regione, storicamente animata da una tradizione di impegno solidaristico che ultimamente ha esteso il proprio campo di azione, lavorano nella direzione di quella che potremmo chiamare una "globalizzazione positiva" o una "buona globalizzazione", o, per usare l'espressione più familiare ed utilizzata dalle ONG, una "globalizzazione dei diritti umani".
Grazie anche, e soprattutto, alla collaborazione con tante realtà del Terzo settore (tra le quali, per l'appunto, Legambiente, nostra ospite odierna) a cui le amministrazioni locali rivolgono sempre maggiormente un'attenzione particolare e specifica. Lasciatemi spendere una sola parola in più, a proposito di questo tema. Siamo convinti che la società civile, tanto importante e significativa per queste nostre terre, debba recitare un ruolo fondamentale nei processi di governo della realtà e, pertanto, con le associazioni ed il volontariato - guardo a Gianluca Borghi - stiamo sperimentando da tempo forme varie ed intense di coprogettazione degli interventi che, grazie in special modo alla sensibilità della Regione, oggi investono anche la cooperazione e la solidarietà internazionali. E, voglio ripeterlo, apprezzo particolarmente la direttrice e la linea di cooperazione con l'Europa ex orientale che Legambiente ha saputo creare, mediante la generosa ed intelligente campagna di ospitalità delle bambine e dei bambini provenienti dalle zone geografiche costrette a sperimentare la catastrofe dell'esplosione del reattore nucleare di Chernobyl (Bielorussia, Ucraina, Russia). Soprattutto se pensiamo al fatto che stiamo vivendo nel corso di una fase storica nella quale la costruzione dell'Europa unita, anche in funzione dell'edificazione di una spazio politico maggiormente sensibile, per storia e cultura, a porsi il problema dell'ingiustizia planetaria e del sostegno al Terzo mondo, rappresenta una delle sfide primarie e più significative presenti nel nostro orizzonte immediato, oltre che un correttivo necessario ai conflitti armati che devastano la terra e a quel modello di economia di mercato che va sotto il nome di neoliberismo, le cui iniquità spaventose ed intollerabili sono oggi drammaticamente sotto gli occhi di tutti noi. Ecco una delle ragioni fondamentali per cui lo sviluppo di legami solidaristici con i paesi dell'Est, una parte dei quali davvero prossimi ad entrare nella UE, si configura alla stregua della costruzione di un ponte di congiunzione con realtà martoriate e tormentate - come in questo caso - prospicienti e talora anche simpatetiche, quanto meno idealmente, con la nostra comune casa europea.  
Noi già possediamo rapporti stretti con alcune nazioni europee (tra cui la Repubblica Ceca e, nella fattispecie, la provincia di Olomuc) che si sono unite al nostro ente nella costituzione di un Consorzio, un'esperienza a nostro giudizio innovativa e qualificante per affrontare insieme, e secondo un'ottica di coordinamento, la progettazione europea, in questo caso mettendo a disposizione anche di tale nostro partner est-europeo le risorse umane e tecniche utili per lo sviluppo ed un progressivo coinvolgimento nella dimensione comunitaria. Come pure esiste un rapporto con la provincia di Tucuman, in Argentina, nato sulla base di scambi e relazioni tra i sindacati delle due realtà, il quale si è progressivamente aperto anche a prospettive più larghe (e che oggi, probabilmente, potrebbe vedere la nascita, d'intesa con le stesse organizzazioni sindacali, di progetti maggiormente solidaristici, anche in relazione al bisogno di molti cittadini argentini di lasciare la disastrosa situazione creatasi nel loro paese).
Ma, soprattutto, la Provincia di Reggio Emilia sta sviluppando da tempo una propria progettualità e delle "linee strategiche", se mi passate il termine, riguardo la solidarietà internazionale che investono più di un'area di quelli che un tempo si sarebbero chiamati "paesi in via di sviluppo", secondo una prospettiva che accomuna, assai probabilmente, la maggioranza degli enti locali di questa Regione. Alcune di queste campagne e relazioni internazionali si configurano alla stregua di un'eredità del passato, ovvero di un'epoca nella quale le amministrazioni locali, soprattutto quelle caratterizzate da un certo orientamento politico, battevano le strade del solidarismo e dell'internazionalismo terzomondialista.
Insomma, un'eredità importante, talora contraddistinta anche da qualche tratto di naiveté e da un approccio magari non competentissimo, ma sempre all'insegna di uno slancio e di un afflato di grande generosità. L'intensificarsi, da qualche anno a questa parte, dei rapporti tra enti locali e terzo settore induce gli amministratori a scegliere sempre più - a mio avviso, molto correttamente - di avviare e consolidare partnership con ONG e soggetti della società civile dotati di skills appropriati ed adeguati. Dunque, una modalità di praticare la solidarietà internazionale che declina assieme l'ovvia componente etica e carica morale con una preparazione professionale che il "villaggio globale" richiede ed impone, per le sue dinamiche via via più complesse, a tutti gli attori ed i decision-makers, non risparmiando, come ovvio, le comunità che noi amministriamo. Coerentemente con questa "filosofia", insieme alla ONG Reggio Terzo Mondo (una realtà reggiana del terzo settore nota e operante in molti scenari) e all'Associazione Giorgio La Pira, gestiamo il rapporto di gemellaggio tra la nostra Provincia ed il Governatorato di Betlemme e, in particolare, con tutte le difficoltà del caso, una serie di progetti di cooperazione (oggi purtroppo sospesi) che investono il microcredito per stimolare la nascita di imprese artigianali in Palestina, la promozione di forme di "turismo etico e consapevole" e la riorganizzazione del sistema di raccolta dei rifiuti, uno dei problemi principali per la sopravvivenza e la vita quotidiana all'interno dei Territori dell'Autonomia palestinese, ora sotto assedio costante.
In una logica similare, si situa anche il nostro rapporto con Legambiente e, in primis, con il Comitato Chernobyl di S. Martino in Rio e con il Progetto Chernobyl del circolo di Rolo-Reggiolo, che hanno saputo, grazie all'infaticabile e generosissimo lavoro dei loro animatori, diventare un collante ed un tessuto connettivo per un'intera comunità locale, la quale sembra stringersi ed identificarsi completamente con questa bella esperienza di solidarietà internazionale, vissuta e praticata senza esitazioni.
Il nostro patrocinio e sostegno continueranno, naturalmente, a non mancare, anche perché la filosofia glocal che Legambiente ha saputo inventare, in questo e in altri casi, soddisfa pienamente le esigenze ed il mandato delle nostre amministrazioni: solidarietà internazionale che si esprime su di un territorio e responsabilizza ed investe la comunità locale.
E allora, cari amici legambientini: bravi, andate avanti così e ci troverete sempre al vostro fianco.   

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