Luigi Rambelli
Presidente Regionale Legambiente Emilia Romagna
Buon giorno a tutti, benvenuti agli amici che vengono da altre regioni, agli illustri relatori, alle autorità che rappresentano le istituzioni e benvenuti soprattutto agli ospiti stranieri che siamo contenti di avere fra noi.
Come in ogni buon convegno che si rispetti, mi hanno raccomandato di ricordarmi di citare e ringraziare gli enti, le istituzioni, le strutture sanitarie, le strutture di Legambiente, i circoli e i comitati Legambiente Solidarietà sia dell’Emilia Romagna che del resto d’Italia che si sono occupati e continuano ad occuparsi del Progetto Chernobyl.
Ringrazio la gentile regista, so che mi perdonerà però se ritengo che il miglior ringraziamento per tutte le strutture che operano in Emilia Romagna possa essere costituito dal fatto che un convegno come questo si svolga presso la sede della nostra Regione, a riconoscimento del ruolo che hanno svolto le istituzioni, gli enti e le strutture di vario tipo, ma soprattutto a ringraziamento delle persone che fanno parte dei gruppi che organizzano l’accoglienza, siano essi circoli Legambiente o comitati. Saremmo orgogliosi di poter contare loro ed il loro bagaglio di esperienza nella struttura organizzativa della nostra associazione per poterci giovare a pieno titolo del loro contributo.
Il Progetto Chernobyl è stato ed è un’azione di solidarietà e al tempo stesso uno strumento che ci aiuta ogni volta a prendere atto dell’insegnamento che la tragedia di Chernobyl fornisce ad un mondo come il nostro che troppo spesso si ritiene esente da pericoli come quello che ha tratto origine dall’esplosione di quel lontano aprile di 16 anni fa.
Tant’è che qualcuno pensa, appunto per questo, che si possa riaprire la porta al nucleare, dopo che è stata chiusa, questa porta, con il voto della stragrande maggioranza del popolo italiano.
Tutto ha radici nel passato, anche il nostro futuro. Nel convegno di oggi si è scelto di ripercorrere i vari stadi e le varie facce di una vicenda che sembra non avere mai fine. Non solo per dirci che siamo bravi e che vogliamo esserlo ancora di più, e avremmo voluto e forse anche potuto fare di più, ma siamo stati davvero bravi nell’esprimere solidarietà ad un popolo colpito, iniziando con l’accoglienza dei bambini e poi, da quest’anno, con la realizzazione di un Ambulatorio Mobile che è andato in Bielorussia.
Luuninec è una città della Bielorussia che a volte ci sforziamo di cercare sulle carte geografiche e che si trova dentro una realtà che ha bisogno di uscire dal silenzio in cui si trova.
Una realtà dentro il silenzio, alla quale vogliamo restituire voce anche per aiutarci a fare scelte giuste per noi, per il nostro paese.
Si è scelto, con la giornata di oggi, di ripartire dalla presa d’atto della tragedia, dello scoppio della centrale in un giorno ormai lontano ma che nessuno potrà dimenticare, dalla valutazione attenta, fondata su basi scientifiche, come è nel costume della nostra associazione, dalla dolorosa presa d’atto delle dimensioni della tragedia in termini di spazio e di tempo, dagli aspetti sanitari a quelli sociali e poi alle valutazioni che ci hanno portato a ragionare sulla necessità di garantire a giovani e giovanissimi un periodo di vacanza fuori dalle aree contaminate per consentire loro di alleviare il peso della contaminazione radioattiva. E ancora, alla verifica sui risultati di questa scelta, possibile grazie alla possibilità di poter far visitare i piccoli ospiti presso le ASL dell’Emilia Romagna prima e dopo il periodo di soggiorno nella nostra regione.
Ma oggi non facciamo solo storia e celebrazione. Anzi, ascolteremo tutti con interesse le ragioni che hanno spinto anche gli increduli, non ho difficoltà a mettermi in questa lista, a considerare con interesse la scelta fatta con la realizzazione dell’ambulatorio mobile. Si trattava di un intervento in una realtà difficile, per ragioni ambientali, politiche e sociali e per la dimensione della tragedia: poi non mancano esempi di progetti di cooperazione che sono miseramente falliti.
Ma questo non ha spaventato i primi sostenitori di questa scelta, i comitati Chernobyl delle province di Modena e Reggio Emilia. Non sono rari i casi nei quali, laddove non è riuscita la cooperazione internazionale nata da progetti pensati dall’alto e paracadutati in basso, hanno potuto riuscire progetti nati dalla disponibilità, abnegazione, volontà e diciamolo pure senza timori, confinanti con la testardaggine di gruppi di persone.
Di questo ci parlerà oggi colui che è responsabile del Comitato Chernobyl di una città pur importante come Carpi, che ha accettato di occuparsi del coordinamento di Legambiente Solidarietà per l’Emilia Romagna, e che sta dando un contributo non solo alla nostra regione ma anche a livello nazionale.
Fin dal primo accordo tra Legambiente Emilia Romagna e la giunta regionale per le visite sanitarie, cosa questa che ci ha consentito di dimostrare l’utilità concreta dell’accoglienza e che purtroppo rimane l’unico del genere in Italia, l’Emilia Romagna ha saputo di mostrare la sua diversità positiva in questo campo.
La stessa idea dell’ambulatorio mobile ha potuto giovarsi di sostegni importanti da parte di istituzioni, enti e strutture sanitarie, cito per tutte il Policlinico di Modena ed il Prof.Cesare Carani che, per impegni di lavoro, non può essere qui con noi oggi.
Come dicevo, avrei molti dati da dare, e ringraziamenti da fare, ma nelle 12 pagine del numero speciale che Legambiente News ha dedicato al Progetto Chernobyl e inviato a quasi 4000 indirizzi nella nostra regione, molte informazioni ci sono sullo sforzo che Legambiente Solidarietà ha prodotto quest’anno, assieme ad impressioni e riflessioni delle varie strutture associative.
Il mio non vuole essere altro che invito ad un’attenta lettura di quanto i responsabili di questa avventura hanno consegnato alla pubblicazione.
Per quanto mi riguarda, sono stato colpito da una riflessione contenuta nell’editoriale, laddove si dice che la solidarietà e lo sviluppo dello spirito di cooperazione richiedono prima di tutto la capacità di mettersi in discussione, di capire i bisogni del beneficiario, e si aggiunge che se il nostro futuro è la cooperazione decentrata, e per un’associazione come Legambiente non possono esservi strade diverse, non ci interessa l’aiuto fine a se stesso che crea dipendenza e gratifica prima di tutto il donatore a discapito dei veri valori della solidarietà.
Solidarietà significa prima di tutto sforzarsi di intervenire sulle cause della sofferenza senza aspettarsi o ricercare gratificazioni personali e pertanto la via da seguire per la rimozione del disagio comune, per un reale intervento di aiuto è quello di attuare programmi di cooperazione.
Roberto Rebecchi mi perdonerà per questa citazione, ma non ho trovato di meglio per motivare le ragioni per le quali Legambiente Solidarietà si sta ponendo con forza il problema di andare oltre l’accoglienza in Italia: gestione al meglio dell’ambulatorio mobile, definizione di progetti di accoglienza e di sostegno in loco alle popolazioni colpite, programmi di cooperazione.
Per rendere realistiche queste prospettive, Legambiente Solidarietà pur disponendo di forze e strutture associative motivate e ben determinate, ha bisogno ed avrà bisogno di sostegno e aiuto e deve quindi rivolgere la sua attenzione alle strutture sociali, economiche ed istituzionali del territorio in cui opera.
Legambiente e Regione Emilia Romagna non hanno posizioni convergenti su diverse questioni, questo non è un segreto, del resto questo avviene anche con altre strutture istituzionali più o meno grandi di questa regione: partiamo come ovvio da visuali a volte diverse, prendiamo strade che a volte non si incontrano, a volte si incontrano e non mirano sempre agli stessi obiettivi.
Ma abbiamo l’ambizione, e con questo vorrei chiudere, di ritenere che il tema di cui trattiamo oggi sia uno di quelli sui quali, pur partendo da basi diverse ed avendo ruoli diversi, sia possibile e necessario un cammino comune, vi possa essere sussidiarietà tra un associazione di volontariato come la nostra e la massima istituzione della regione.
La storia della collaborazione realizzatasi fin qui, che ha visto la Regione quasi come una compagna di viaggio, ed altri elementi che risiedono nelle scelte autonome in questo campo, ci fanno ritenere di poter contare sul governo regionale e sulle sue articolazioni territoriali, Comuni e Province in primo luogo, per un impegno ancora più forte che sostenga la riflessione che abbiamo fatto e che ci aiuti a realizzare gli obiettivi concreti che nel convegno di oggi saranno enunciati e che andremo a definire.
Grazie per aver ascoltato con attenzione questo invito, queste brevi considerazioni.
Direi di dare inizio ai lavori, e passo la parola per il saluto introduttivo all’assessore regionale Gianluca Borghi, che è il protagonista principale di questo ragionamento fatto insieme tra noi e la Regione.