Gianluca Borghi
Assessore  alle Politiche Sociali della Regione Emilia Romagna

Riflettendo sugli esiti dell’esperienza di cui parliamo oggi, esperienza che la Regione Emilia Romagna non ha direttamente promosso o contribuito a far nascere ma che, da un certo punto in avanti, ha tentato di seguire e di sostenere, tenterò di leggere e ridefinire complessivamente gli strumenti e i contenuti della nostra politica in merito alla cooperazione decentrata.
Noi abbiamo assunto come Giunta, come gruppo di maggioranza che governa la Regione Emilia Romagna, il valore della cooperazione come valore centrale, consapevoli  del fatto che l’azione amministrativa e l’azione istituzionale della nostra Regione deve partire e fondarsi sempre su valori-guida.
L’Emilia Romagna è tra le prime cinque regioni d’Europa più sviluppate secondo l’indicatore del prodotto interno lordo e quindi non è possibile che resti esclusa dai percorsi e dai processi che da sud e da est, in particolare, sollecitano la necessità di revisioni strutturali sui modelli di sviluppo, attraverso la ridefinizione delle politiche, in particolare quelle territoriali, ambientali ed economiche, connesse alle attività produttive che, a dimensione regionale, siamo chiamati a guidare.
Questo dato mi pare importante e per nulla scontato, soprattutto in questo momento della vita del nostro Paese. E’ sempre più difficile infatti cogliere l’importanza della dimensione della politica estera che invece, dal mio punto di vista, rappresenta un obbligo, un dovere imprescindibile, in relazione soprattutto alla cooperazione come fattore per produrre partecipazione, sostenibilità sociale, ambientale ed economica e come strumento per avviare processi di democratizzazione dei paesi verso i quali sono rivolte politiche di sostegno anche economico.
La cooperazione sostenibile è “la grande assente” nel dibattito politico del nostro Paese ormai da troppo tempo, anzi è in atto una azione di riduzione del problema del rapporto fra Nord e Sud, fra Nord ed Est del mondo alla dimensione caritatevole e filantropica della solidarietà, coerente, in negativo, con buona parte delle iniziative strutturali che questo Governo e questo Parlamento stanno intraprendendo.
Una dimensione che è opposta  a quella della condivisione, della reciprocità e della responsabilità in cui noi crediamo.
Ci troviamo spesso ad agire secondo una logica che è quella dell’emergenza, che è talvolta incompatibile con la definizione di veri percorsi di cooperazione e che è spesso funzionale ad altri interessi come ad esempio al mantenimento dello status quo, alla non rimozione delle cause del sottosviluppo. Non a caso è sempre più preponderante la figura del donatore, che pensavamo ormai sorpassata e legata comunque a quella cooperazione che negli anni ’80 ha dato il peggio di sé, almeno nel nostro paese, a rappresentazione anche simbolica di uno scambio non eguale, di una mancanza di condivisione fra coloro che sostengono, da entrambi i lati, la cooperazione.
La promessa di cancellazione del debito, più e più volte reiterata nei mesi scorsi, sembra non trovare traccia nella Finanziaria che il Parlamento si appresta a discutere. Vi si legge una sostanziale  prospettiva orientata alla invasione di mercati o, comunque, alla ridefinizione degli scambi commerciali intesi unicamente come nuove opportunità per le imprese italiane. E’ solo su questo che si concentra il dibattito. Più e più volte il Presidente del Consiglio ha invitato a fare dell’azione i nostri rappresentanti nei paesi esteri, in particolar modo degli ambasciatori e dei consoli, appunto azione di sostegno al business.
Per la Giunta dell’Emilia Romagna, non soltanto da oggi, questa esperienza che in particolare le associazioni Legambiente, Anpas e per certi aspetti Arci e Aiutiamoli a Vivere, hanno via via nel tempo costruito, garantendo una straordinaria partecipazione di piccole comunità località, come quelle ad esempio da cui proveniamo sia io che Roberto Rebecchi, che è molto significativa. Non voglio parlare di modelli perché non so se sia opportuno, visto il contesto, e poi anche perché all’Emilia Romagna non ha portato sempre fortuna essere rappresentata e rappresentarsi come modello, ma piuttosto voglio citare la definizione data dall’ex presidente di questa Regione nei giorni scorsi quando ha definito l’Emilia Romagna “un’altra cosa, un luogo nel quale le esperienze possono prodursi”.
L’esperienza dell’accoglienza ai bambini di Chernobyl ci è servita moltissimo perché in modo inedito, paragonabile soltanto a quanto è accaduto per alcuni anni durante il conflitto balcanico, si è prodotta in Emilia Romagna una rete che ha visto la partecipazione appunto di decine di migliaia di persone, di decine di comunità locali che in modo autonomo, indicando anche nuove modalità di approccio, nuove modalità di confronto, di rapporto con situazioni sconosciute, hanno definito questa esperienza.
Io ritengo che i contenuti del Protocollo, che liberamente sottoscrivemmo come Giunta Regionale assieme a Legambiente, ad Anpas, ad Arci e ad Aiutiamoli a vivere, (le uniche quattro organizzazioni che hanno accettato di discutere con noi e quindi alla fine anche di impegnarsi in prima persona), fossero contenuti di grande concretezza nel quadro delle iniziative che fino ad allora si erano autonomamente e anche un po’ empiricamente realizzate. Miravano infatti a rendere ancora più trasparente il rapporto fra istituzioni e associazioni di volontariato, nella reciproca convinzione che questo potesse essere utile alla qualità dell’accoglienza, alla crescita della consapevolezza che ogni persona che ha costruito, che ha partecipato, a questa esperienza poteva e doveva avere dell’importanza straordinaria, per quel che andava a realizzare attraverso la gratuità e attraverso questa azione di volontariato.

Fra i contenuti definiti voglio ricordare il principio dell’autonomia delle associazioni, la definizione precisa delle modalità di accompagnamento, i percorsi che complessivamente siamo andati a sostenere e quindi a verificare e che hanno portato a nuove modalità di formazione, un termine quest’ultimo forse troppo tecnico che non rende del tutto l’idea di quel che è accaduto veramente. Forse è infatti più opportuno parlare di accrescimento culturale, umano e anche di competenze, delle famiglie che hanno partecipato a questi progetti di accoglienza.
Voglio ricordare anche il coinvolgimento diretto delle strutture sanitarie della nostra regione che non sempre è scontato o facile. Proprio il responsabile della Cattedra di Endocrinologia dell’Università di Modena, nei giorni scorsi, in occasione della presentazione alla stampa di questo vostro convegno, si è mostrato entusiasta rispetto a questa esperienza, perché ha indotto anche acquisizione di nuove competenze, di nuovi stimoli, per la Cattedra e quindi, direttamente, per gli operatori sanitari di quella struttura, di quella realtà così importante nel panorama scientifico della nostra Regione, con conseguente coinvolgimento da un lato degli operatori di base e dall’altro dei medici di base, dei medici di medicina generale della nostra Regione. Coinvolgimento che prosegue tuttora, anche in questa nuova fase la cui apertura è tutta da addebitare o, per meglio dire, da accreditare alla volontà, alla tenacia e alla competenza di Legambiente: mi riferisco in particolare all’esperienza straordinaria che l’Ambulatorio Mobile sta svolgendo e che dobbiamo riuscire a riprodurre, a mantenere e che, anche dal punto di vista simbolico, sembra in grado davvero di rappresentare quale potrà essere questa nuova dimensione della cooperazione.

E ancora voglio ricordare il Coordinamento Regionale, quindi la disponibilità, che devo dire forse va resa ancora più concreta e più continua, delle associazioni che sono interessate, che sono parte di questa esperienza appunto, a collaborare fra loro, a scambiarsi gli esiti dei progetti promossi, a cooperare all’interno della dimensione locale e regionale per meglio riuscire a condividere anche le scelte che andremo a fare in futuro.
 
Questi i contenuti del Protocollo che, non a caso, non sono stati ritenuti sostenibili o comunque affrontabili da tutte le organizzazioni che in Emilia Romagna sostengono e organizzano le iniziative di accoglienza. Devo dire che, a distanza di alcuni anni, anche la possibilità che ci siamo dati di andare a riprendere questo protocollo, di andare ad una sua revisione, è stato oltre modo utile. Proprio per l’importanza che tentiamo di dare, come Giunta dell’Emilia Romagna, alle politiche di cooperazione, c’è traccia di questa esperienza anche nella nuova Legge Regionale che il consiglio ha approvato lo scorso giugno. Si tratta della prima legge di una regione dopo la modifica costituzionale del Titolo Quinto della Costituzione e tenta di andare ad una concreta definizione di quelle che possono essere, ovviamente in accordo con la politica estera del nostro Governo, le responsabilità che i sistemi locali riescono e debbono assumersi per favorire iniziative di cooperazione, secondo quella prospettiva sostenibile che prima ricordavo.
Non a caso il Governo ha impugnato presso la Corte Costituzionale questa nuova Legge regionale, (che comunque resta vigente e per la quale stiamo andando alla definizione, così come previsto, della programmazione triennale) ritenendo che questa legge non sia rispondente all’impostazione della legge nazionale di cooperazione degli anni ’80. E’ nostra opinione invece che molto sia accaduto da allora, fino alla modifica costituzionale, e che quindi essa abbia valore e validità. Abbiamo ritenuto non esclusive ma concorrenti, fra Stato e Regioni in una prospettiva lo ripeto però positiva, le ipotesi di iniziativa in materia di cooperazione decentrata, anche alla luce di quel che è accaduto in questi anni. Sono stati circa 500 i progetti nati in Emilia Romagna, ad esempio, nella sola area balcanica: dalla Bosnia all’Albania, al Kossovo, alla Serbia.
C’è una grande capacità dei sistemi locali come quello Emiliano Romagnolo, ma non solo, nel corrispondere in questa fase di straordinaria transizione, in particolare per i paesi dell’Est, alla richiesta di rafforzamento istituzionale, di acquisizione di competenze. Penso al settore dei servizi pubblici, a quel che si è realizzato con le aziende municipalizzate dell’Emilia Romagna in molte aree balcaniche, penso al tema dell’acquisizione di competenze e allo scambio di esperienze in area sanitaria e in area socio-assistenziale che sono state realizzate.

Questa dimensione dunque è stata assunta anche dalla Legge regionale dell’Emilia Romagna, che prevede un esplicito sostegno alle iniziative locali e che prevede in tal senso un sostegno, in particolare, al ruolo di coordinamento delle Amministrazioni provinciali per le quali, al di là della definizione di contributi economici, c’è con forza, analogamente a quanto sta accadendo in molti altri ambiti amministrativi e istituzionali, una esplicita richiesta di coinvolgimento da parte della Regione. C’è insomma un valore moltiplicatore per quanto riguarda le risorse in senso lato e io ritengo che ciò rappresenti una opportunità forte per far assumere, anche a dimensione locale, la prospettiva della cooperazione come necessaria e strutturale all’azione amministrativa degli Enti locali.
Abbiamo previsto nella Legge regionale una programmazione triennale attraverso la preventiva individuazione delle aree che si privilegiano per la realizzazione degli interventi. Abbiamo costituito “tavoli paese” attraverso i quali riuscire meglio a coordinare tutte le iniziative in essere e promosse dai sistemi istituzionali locali, Comuni e Province, e promosse dai sistemi ONG, dall’associazionismo e dal volontariato presente in Emilia Romagna.
Palestina, Sarawi, Eritrea, Mozambico, Brasile, Albania, Bosnia e Bielorussia sono le aree sulle quali nel 2002 abbiamo richiesto con forza, ma anche con condivisione, una partecipazione alla progettualità da parte dei sistemi locali dell’Emilia Romagna.
Entro pochi giorni andremo ad assumere l’atto attraverso il quale sosterremo il finanziamento delle proposte giunte dal Terzo settore e dalle istituzioni locali della nostra Regione, in particolare per quanto riguarda queste aree di intervento.
Devo dirvi che c’è un valore aggiunto nell’esperienza di cui oggi parliamo e che nessuna ONG, che pur rappresentano un aspetto assolutamente fondamentale non soltanto dal punto di vista strumentale per la realizzazione dei progetti di cooperazione, può garantire: è il valore aggiunto della partecipazione. Non è la stessa cosa per noi Regione trovarci di fronte ad una progettualità che è promossa, che è il prodotto di questo percorso, di questa condivisione così estesa, rispetto invece ad iniziative analoghe o comunque che si collocano negli stessi ambiti, ma promosse in altro modo.

Non è affatto indifferente dicevo ed è per questo che penso di potervi dire che i progetti presentati da Legambiente sulla programmazione 2002 per l’area della Bielorussia sono stati valutati con grande attenzione e saranno sicuramente parte della programmazione regionale. Assumeremo queste vostre proposte anche perché, in coerenza con quanto avevate indicato già lo scorso anno, esse si collocano in questa dimensione che a noi interessa e che io ritengo ineludibile, quella di garantire futuro e speranza anche in quei luoghi. Allora, se così deve essere, ben vengano le iniziative per promuovere in loco iniziative sanitarie, iniziative di prevenzione, iniziative di cura, ma anche - e uno di questi progetti, mi pare si situi proprio in questo ambito - garantire accoglienza, garantire la possibilità di utilizzare luoghi e risorse locali, seppur con grande difficoltà, per coinvolgere giovani, ragazzi, famiglie bielorusse e per dimostrare come un futuro sia possibile anche in quel Paese. Andremo allora in questa direzione e spero che l’affiancare a questa straordinaria dimensione dell’accoglienza, della quale pure non dobbiamo nasconderci i rischi, le difficoltà e le incomprensioni, questa nuova prospettiva sia per la Regione non solo importante, ma necessario.
Spero che potranno esserci occasioni nelle quali favorire complessivamente, come sistema dell’accoglienza emiliano-romagnola, come sistema del volontariato emiliano-romagnolo, una condivisione sempre maggiore, un confronto in grado di produrre un’ulteriore partecipazione, in particolare degli enti locali, a questa prospettiva. Prima ho citato altri interlocutori che a me pare siano non solo disponibili, ma pronti: Anpas ad esempio sta già, anche in questo caso in collaborazione con la Regione, utilizzando gli strumenti legislativi che abbiamo a disposizione per realizzare concretamente alcuni progetti in loco.
Se così sarà, sono certo, sarà meno difficile fare in modo che, pur nelle difficoltà del contingente che riguardano ogni ambito amministrativo, si riesca a mantenere questo doveroso e necessario impegno come, in modo magistrale, Sergio Zavoli questa mattina ci ha invitato a fare. Penso che dovremo riuscire a far si che anche il contesto nazionale, in qualche modo, si confronti con questa prospettiva. Sicuramente la partecipazione così piena, così forte, la promozione di Legambiente a questa prospettiva ci può aiutare. E in sede di Conferenza delle Regioni e Conferenza Stato-Regioni, se riterrete utile, potremo tentare di introdurre questo tema: tutto perché non si sta assolutamente discutendo ormai da un anno e mezzo in nessun ambito, nel rapporto fra Stato e Regioni, di politiche di cooperazione. Potrebbe essere questo un buon pretesto per fare in modo che, anche rispetto alle iniziative, all’operatività del Comitato Tutela Minori che fa capo al Ministero del Welfare, si possano in qualche modo porre le basi per attivare una interlocuzione che in molti altri ambiti è ormai difficilissima.
C’è su questo un impegno della Regione, del Consiglio, della Giunta regionale che vi pregherei di considerare forte e che vi pregherei anche di verificare nei fatti. Stamattina parlavo di una nuova dimensione della sussidarietà che si è andata a definire in questi anni di collaborazione, una dimensione che ha visto convergere istituzioni e realtà del terzo settore come quella rappresentata da Legambiente su obiettivi importanti, su obiettivi non scontati che invece ritengo debbano sempre più permeare da un lato l’iniziativa, l’attività dell’associazionismo sociale, ambientale della nostra Regione, del nostro paese e dall’altro quella delle istituzioni pubbliche.
Noi siamo certi di non poter fare a meno di questa interlocuzione e, nella chiarezza dei ruoli e delle responsabilità, tenteremo di essere all’altezza e magari anche critici, come stamattina giustamente siete stati voi nei confronti della nostra istituzione, per far si che assieme comunque si possano non solo condividere, ma realizzare concretamente, nuove opportunità e nuove speranze.
Grazie.

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