Aprile 2007
Sintesi a cura di Roberto Rebecchi

 

La scelta di tenere il convegno “Guardare Chernobyl dalla Bielorussia” presso il Centro Nadeshda, luogo in cui dal prossimo 19 maggio prenderà avvio la campagna di risanamento promossa da Legambiente, è stata sicuramente giusta e ci ha permesso di condividere un percorso con i nostri partner locali e di conoscere esperienze e progetti di altre organizzazioni locali, con le quali si aprono ulteriori possibilità di collaborazione.
La presenza di circa 40 volontari di Legambiente Solidarietà, di una decina di aderenti all’associazione Help, preferisco definirle in questo modo piuttosto che “accompagnatrici”, e di ospiti provenienti dalle province di Stolin, Vetka, Braghin, Lunintes, Gomel, rappresenta un aspetto significativo e innovativo.
Pur nel rispetto delle autorità operanti nei vari campi, che solitamente sono oggetto di incontri, conferenze, convegni, seminari, in questa occasione si è privilegiato un rapporto con quelle persone che per il loro ruolo sono impegnate direttamente e quotidianamente con le persone che vivono sulla propria pelle le conseguenze della tragedia di Chernobyl.
Nel 2002 organizzammo a Bologna il convegno “Dare voce al silenzio”, un momento davvero molto alto di programmazione politica e progettuale, ovviamente per chi ha avuto orecchie per ascoltare, ed oggi il convegno tenuto in Bielorussia da ulteriore forza a questo percorso.
La modalità operata da parte di Legambiente di sostenere le popolazioni contaminate, ed in specifico i bambini e le bambine vittime delle conseguenze del fallout radioattivo, attraverso il risanamento in loco, non solo garantisce ai bambini maggiori tutele sul piano giuridico, affettivo, culturale, sociale, ma permette alle persone del luogo di essere sostenute nel lavoro che quotidianamente svolgono nei loro confronti.
Il nostro obiettivo, e più i generale quello di qualsiasi soggetto impegnato in interventi di solidarietà e cooperazione internazionale, dovrebbe essere quello di favorire processi di responsabilizzazione, i quali possono avvenire esclusivamente evitando processi di assistenzialismo e posizioni di dominanza da parte di chi porta l’”aiuto” e, in conseguenza, di dipendenza da parte di chi lo riceve.
Legambiente ha avuto la forza e il coraggio di portare avanti questo processo, forse tardivamente, probabilmente con una decisione calata dall’alto, ma sentita da tempo per chi aveva occhi per vedere e orecchie per sentire.
Dobbiamo nel contempo essere consapevoli che questo percorso non ci tutela dal commettere eventuali errori o mancanze, così come non ci esonera dal continuare nella nostra azione affinché i soggiorni terapeutici dei bambini all’estero vengano maggiormente tutelati.
Con questo spirito abbiamo preparato e partecipato a questo momento d’incontro, con grande disponibilità all’ascolto, per comprendere, per capire quale può e deve essere il nostro ruolo, con attenzione abbiamo potuto guardare ad esperienze per noi nuove e significative di aiuto e sostegno alle popolazioni contaminate, alcune delle quali sono state in grado di coniugare l’aspetto ambientale e quello sociale.
Abbiamo ribadito il nostro impegno, la nostra volontà a continuare in questo percorso di solidarietà e di cooperazione, ma anche politico, per la messa in sicurezza della centrale di Chernobyl, attraverso l’azione che stiamo compiendo nei confronti della Commissione Europea su questo aspetto, e su un’azione di monitoraggio e di progettualità più complesse e strutturate, che non possono essere relegate al volontariato e poco altro.
La nostra presenza al Parlamento Europeo nel febbraio scorso testimonia concretamente la nostra volontà politica.

L’intervento del Dr. Yuri Dimitri, primario presso il reparto chirurgico pediatrico dell’Ospedale Regionale di Gomel, ha messo in evidenza il lavoro svolto in questi anni di collaborazione con Legambiente, passato dall’aiuto umanitario ad un progetto di vera cooperazione, che ci ha visto accompagnare interventi strutturali: presidi, attrezzature, fino alla realizzazione di una sala ad alta densità curativa a progetti di stage formativi presso la Clinica Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera Policlinico di Modena, costruendo così un bagaglio di conoscenze e un patrimonio proprio del personale sanitario della struttura sanitaria bielorussa.
I dati portati dal Dr. Yuri Dimitri confermano il successo di questa modalità operativa: bambini e bambine che oggi trovano un reparto capace di rispondere, anche dal punto di vista delle strutture, delle apparecchiature e delle conoscenze, è per tutti noi una grande soddisfazione ed un obiettivo raggiunto.
Oggi sono loro, con le loro capacità e il loro grande senso di responsabilità, a portare avanti un progetto che abbiamo costruito insieme, non sono più dipendenti dal nostro aiuto e questo per noi è il migliore risultato possibile.
A noi basta sapere che bambini e bambine prima destinati alla morte oggi trovano una possibilità di cura, di assistenza qualificata e responsabile.

Interessante la relazione di Marina Korsun, studentessa presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Gomel, che sta realizzando già da alcuni anni, in collaborazione con il Circolo Legambiente di Vignola, il “Progetto GiGi - Guarire e Giocare”, che impegna volontari e docenti dell’Università in interventi di sostegno e di attività di gioco, feste, animazioni per i bambini ricoverati presso le strutture sanitarie della Città.
In questo modo i bambini possono trovare, in un ambiente così difficile e traumatico, persone disposte ad accompagnarle nell’affrontare un momento così delicato, a socializzare le loro paure, timori e preoccupazioni.
Inoltre favorire, sostenere e sviluppare attività di volontariato locale è per noi una grande soddisfazione, in modo particolare in una realtà come quella dei paesi dell’est europeo, non così scontata.

Il Dr. Aleksandr Volonchuk, attualmente impegnato nella gestione operativa dell’ambulatorio mobile nella provincia di Luninets, ci ha raccontato la sua esperienza ed il lavoro di oggi.
Vorrei però prima ricordare che il progetto dell’Ambulatorio Mobile fu attivato nel maggio 2002 ed ha rappresentato un punto alto, forse il più alto, della progettazione di Legambiente nelle zone contaminate e così come previsto dagli accordi siglati abbiamo concluso il nostro sostegno in attrezzature, fondi e manutenzione del mezzo nel maggio 2005.
Molti di noi erano scettici sul fatto che il progetto potesse proseguire senza il nostro sostegno, ma l’obiettivo principale era e non poteva essere che quello.
Oggi possiamo confermare con grande soddisfazione e anche con entusiasmo che l’obiettivo è stato centrato.
La responsabilità delle autorità di Luninets, ma permettetemi anche la nostra caparbietà, volontà, attenzione in tutte le fasi progettuali, non ultima la stretta collaborazione con l’Associazione Help, ha permesso di ottenere un risultato davvero molto importante, che deve renderci orgogliosi del percorso fatto.
Si badi che queste parole non sono un auto celebrazione, tutt’altro: è il riconoscere a se stessi una modalità operativa e politica capace di risultati, un esempio di buone pratiche che può essere di riferimento per il nostro futuro.
Dal Dr. Aleksandr Volonchuk ci è stato presentata l’organizzazione attuale del lavoro, il numero di ecografie medie che vengono effettuate ogni giorno è di 25/30: nei primi tre mesi del 2007 sono state 1623 le ecografie effettuate, oltre 475 gli ago aspirati, il mezzo è in buonissimo stato, così come le apparecchiature installate.
Questi dati parlano più di ogni altra parola.

Successivamente sono intervenuti i referenti di due delle tre province coinvolte nell’ormai prossimo progetto di risanamento presso il Centro Nadeshda, in specifico la Dr.ssa Pediatra Lilia Moziar ha presentato le condizioni operative ed il servizio offerto dalle strutture sanitarie di Vetka, e Fiodor Leshko, Responsabile Programma Core per la Provincia di Stolin, che ha presentato l’attività e gli obiettivi del programma CORE sulla propria realtà.

Interessante l’intervento di Vera Tolsticova, Vice Direttrice del Centro “Nadeshda” e Responsabile programma pedagogico-educativo, che ha messo in evidenza il programma attuato all’interno del centro, che mira per quanto possibile in un arco temporale così breve, ad offrire e garantire ai bambini accolti oltre al risanamento fisico-sanitario anche un supporto educativo, pedagogico e psicologico.
La scuola presente all’interno del Centro garantisce sicuramente l’aspetto educativo e pedagogico, rispettando i tempi dei programmi scolastici nazionali, così come i vari laboratori debitamente attrezzati contribuiscono ad arricchire questo tipo di programma.
La presenza di figure professionali come pedagoghi e psicologi permette ai bambini, che vivono situazioni famigliari e sociali difficili, di essere sostenuti sia durante il periodo di soggiorno che di arricchirsi in questo contesto di strumenti capaci di aumentare la propria autostima e consapevolezza.
Di altrettanta importanza l’aspetto di educazione ambientale, dal punto di vista strutturale attraverso programmi di risparmio energetico, l’utilizzo di fonti rinnovabili e sostenibili, il recupero e riciclaggio dei rifiuti, e dal punto di vista personale con la coltivazione di prodotti biologici e le attività proposte ai bambini.
Questa modalità risulta essere fondamentale per l’integrità psicofisica dei bambini, i quali vivono in un contesto anche visivamente “bello”, con personale locale che parla la loro stessa lingua, accompagnati da insegnanti dei loro luoghi di provenienza.
Ritengo che sia di grande valore educativo fare conoscere ai bambini vittime della tragedia di Chernobyl che anche sul loro territorio vi sono persone competenti e capaci, le quali non solo si occupano di loro con tanta dedizione e professionalità, ma sono state in grado di realizzare con il supporto di organizzazioni internazionali degli “spazi” in cui vivere davvero unici e fantastici, a misura di bambino.
Per questa ragione sono profondamente convinto che promuovendo e realizzando questo progetto si promuove in questi bambini maggiore fiducia in se stessi e negli adulti di riferimento.

Uno degli aspetti maggiormente positivi di questo convegno è stata la volontà di non essere auto referenziali, aprendo non solo uno spazio fisico di partecipazione, ma la propria mente ad altre esperienze. La presenza del Direttore generale della fondazione bielorussa "S.O.S.” Villaggio di bambini, Khrolovich Nikolai, ha permesso ai presenti di conoscere una delle esperienze più significative messe in atto nei confronto dei bambini orfani, ma anche di interessanti programmi di risanamento familiare e di sostegno a bambini vittime di gravi malattie, in taluni casi correlate alla tragedia di Chernobyl.
Le esperienze dei Villaggi S.O.S Children sono significative e radicate in tutti i continenti del pianeta, caratterizzate dalla volontà di costruire una rete familiare e di comunità per ogni bambino.
E’ importante guardare a queste esperienze, per metterne in evidenza gli aspetti positivi e le eventuali lacune e soprattutto per individuare al nostro stesso interno risposte ed interventi che siano coerenti con il benessere dei bambini e delle loro famiglie, visto che nella maggiore dei casi parliamo di orfani sociali.
Se davvero abbiamo a cuore il benessere dei bambini, e non solo gli aspetti emotivi ed affettivi, pur essi importanti e degni di attenzione, ma prima di tutto il loro bene come elemento di giustizia e di riconoscimento di bisogni e diritti, è necessario attuare politiche di sostegno e di intervento a favore delle famiglie vulnerabili dove possibile, e altresì di rafforzamento dei percorsi di affido, case famiglia, adozioni nazionali ed internazionali nei casi più estremi.
Rafforzare ed intervenire quasi esclusivamente sulle strutture di “internamento” dei bambini orfani e vulnerabili, va contro gli stessi principi delle carte internazionali dei diritti dell’infanzia.
Senza dimenticare che per intervenire in un ambito così delicato sono necessarie competenze e professionalità: lo spontaneismo e la sola buona volontà non sono in grado di rispondere in modo adeguato a situazioni così complesse e articolate.

Yury Suprianovich, Direttore dell’organizzazione internazionale “EcoDom” ci ha raccontato l’esperienza ed il lavoro della loro organizzazione.
EcoDom ha costruito in questi anni, attraverso il lavoro volontario locale e internazionale, alcuni villaggi in aree non contaminate per famiglie evacuate dalle zone colpite dal fallout radioattivo, con materiali naturali e con grande attenzione al risparmio energetico. In uno dei villaggi sono state installate due pale eoliche per la produzione di energia elettrica sia per l’uso dello stesso villaggio, che per la messa in rete, così i fondi raccolti vengono utilizzati per finanziare nuovi interventi.
Modalità che si “sposa” appieno ai principi di Legambiente.

L’intervento di Yatskevich Marina, Collaboratrice/accompagnatrice dell’Associazione Help, è stato stimolante e interessante. Partendo da un’analisi attenta del lavoro sviluppato insieme a noi in questi anni, patrimonio comune, ha richiamato tutti noi all’attenzione sul presente, alle necessarie considerazioni per sviluppare e consolidare un percorso che metta al centro i bisogni ed i diritti dei bambini.

L’intervento di Tamara Abramchuk presidente dell’Associazione Help è stato più che propositivo, sia in termini politici che operativi. In particolare vi sono due aspetti che debbono aprire una riflessione al nostro interno: per quanto riguarda l’aspetto operativo la proposta più interessante e stimolante per quanto mi riguarda è la costituzione di una sorta di “consiglio” misto bielorusso-italiano per approfondire e condividere maggiormente le conoscenze reciproche del contesto in cui si opera, essenziale per la definizione delle linee progettuali. Per quanto riguarda l’aspetto politico la capacità associativa di ricondurre l’ormai annoso intervento parcellizzato della nostra Associazione in un'unica linea progettuale.
Si badi che questo non significa uniformare il modo di pensare e di operare sul territorio bielorusso, tutt’altro: si tratta esclusivamente di mettere in rete le conoscenze e la capacità progettuali di ognuno e di inserire anche eventuali e necessarie più o meno micro progettaulità, in un percorso politico-progettuale condiviso.
E’ ovvio che per attuare un percorso di questo genere occorre la volontà di condividere con altri il proprio bagaglio di conoscenze e competenze, ma altrettanto consapevoli di potere attingere dal bagaglio di altri.

Abbiamo dato vita in questa occasione ad un nuovo modo di viaggio di delegazione sui territori contaminati, la presenza di circa 40 di persone, molte delle quali attivisti e famiglie dei nostri Circoli i quali hanno voluto partecipare, non tanto, o non solo, per incontrare il bambino o la bambina ospitato/a, ma per conoscere il contesto, il lavoro ed i progetti realizzati e da realizzare, per relazionarsi con le persone che operano quotidianamente a favore delle popolazioni contaminate, rappresenta un risultato eccezionale e un patrimonio enorme di conoscenza.

La nostra nuova modalità di gestire il risanamento e di intendere il progetto Chernobyl, ci mette maggiormente in relazione con i nostri interlocutori locali. Oggi garantiamo loro di essere artefici del loro stesso cambiamento, di essere responsabili del loro presente per costruire oggi le basi per il loro futuro e quello dei propri figli.
Noi vogliamo essere un sostegno, forte, presente, partecipe, attivo in Bielorussia così come in Italia, agire localmente per pensare globalmente e agire globalmente per pensare localmente, queste due azioni non possono essere più separate tra loro.
Abbiamo intrapreso, non oggi ma dal momento del nostro impegno nei confronti delle popolazioni contaminate, un impegno di solidarietà, che non è ne può essere un atto di generosità o un’azione vincolata ad un esclusivo legame affettivo ed emotivo; la solidarietà è un dovere, una responsabilità e un’azione politica che ogni persona ha nei confronti di bisogni e diritti negati ad altri in qualsiasi parte del mondo questi vivano.

Roberto Rebecchi

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